Siti sessisti, le chat di paura nei nuovi forum maschilisti: «Ci stanno addosso, stiamo attenti»
Le precauzioni della comunità online "dei brutti". Link diretti su Instagram ai post già pubblici
«Cari utenti, vi invito a non fare gli stessi errori di Phica.eu e Mia Moglie». Il messaggio scorre in un thread (un gruppo di discussione) de “Il Forum dei Brutti”, la comunità online che oggi conta quasi 20 mila iscritti e raccoglie utenti che si definiscono “Incel” –
uomini che odiano le donne – ma anche frequentatori “di passaggio” che cercano rifugio dopo la chiusura dei grandi hub del sessismo italiano. Phica. eu, storico sito con oltre 800 mila iscritti, e il gruppo Facebook “Mia moglie”, con 32 mila membri, sono stati chiusi dopo lo scandalo esploso nelle scorse settimane: migliaia di foto di donne – vip, politiche, mogli, fidanzate, amiche o semplici sconosciute – pubblicate senza consenso, zoomate nelle parti intime, catalogate e sessualizzate. Una pratica che per anni si è svolta nell’ombra fino a che la denuncia pubblica e l’intervento della Polizia postale hanno imposto lo stop. Phica.eu, attivo dal 2005, si è spento da solo due giorni fa con un ultimo messaggio dell’amministratore: «A presto». Ma la storia non si chiude lì. Perché – come scrivono gli stessi utenti – «un altro forum si crea in trenta secondi».
LE STRATEGIE
Il tono è allarmato, quasi paranoico, nelle nuove discussioni de
“Il Forum dei Brutti”. «Ora è possibile un’offensiva anche verso questo sito?» scrive un utente, «Nel 2019 sarebbe stato impensabile che ci chiudessero, ora accade con una velocità sempre più forte. Ho paura».
Negli scambi emergono dubbi concreti: le indagini, le denunce, i possibili reati – violazione della privacy, diffusione non consensuale di immagini, revenge porn e hate speech (linguaggio d’odio). Per questo gli utenti discutono veri e propri protocolli di sopravvivenza digitale: «Se dovete pubblicare delle foto postate solo link diretti a Instagram: essendo già pubbliche, non ci sono problemi». Un altro aggiunge: «Non dite che siete incel, non fate commenti troppo violenti». È il linguaggio della clandestinità, di chi sa di essere osservato ma non intende rinunciare al proprio spazio. Se la paura principale è quella delle denunce, il nemico dichiarato è sempre lo stesso: le donne. «Basta un video di pochi secondi dove piangono e qualche tag per scatenare la furia di un’intera nazione», scrive un membro. «Le femministe sono più potenti della polizia e del Parlamento». Un altro rincara: «Le donne hanno acquisito un potere spaventoso grazie ai social: con un video sgrammaticato possono rivoltare un paese». In questo ribaltamento, il potere delle donne è visto come un abuso, la richiesta di rispetto come censura, la chiusura di forum sessisti come un attentato alla libertà di parola.
I TIMORI
Gli uomini che odiano le donne rappresentano la frangia più cupa della cosiddetta “manosfera”: comunità online di uomini che rivendicano la propria esclusione dalle relazioni e dal sesso come una colpa delle donne, trasformandola in ideologia. Le donne, per loro, sono “np”, non-persone: oggetti da classificare, valutare, insultare. Nelle conversazioni si mescolano misoginia, rancore sociale, pulsioni violente. Uno dei nuclei centrali di questi forum sono le “valutazioni”: thread in cui gli utenti postano foto di donne prese dai social e le sottopongono a una classificazione numerica, da 1 a 10. Un gioco violento che si traduce in derisione del corpo femminile e sessualizzazione di ogni dettaglio. Alcuni utenti, dopo le chiusure recenti, propongono di sospendere questa pratica: «Meglio non postare immagini esterne, con i tempi che corrono rischiamo grosso». Ma la maggioranza rifiuta: «Significherebbe castrare la sezione delle valutazioni, già troppe censure qui dentro». Il filo conduttore che unisce i messaggi è la ricerca di scappatoie. C’è chi invita a cancellare intere sezioni «perché le nazifemministe sono già passate a leggere e fare screenshot». Altri cercano di moderare il linguaggio: «Evitiamo contenuti estremi, così non facciamo la stessa fine di Phica.eu».
E ancora, discussioni giuridiche improvvisate: «Nel nostro caso la cosa potrebbe ricadere nell’hate speech, ma ci vorrebbe una legge apposita come quella passata in UK». Oppure nell’ignoranza qualcuno aggiunge: «Sì, ci sono già proposte di legge contro gli ambienti della manosfera». Il paradosso è che, mentre temono la legge, non mettono mai in discussione la violenza alla base del loro linguaggio. L’unico obiettivo è sfuggire alla chiusura. Il Forum dei Brutti esiste da anni ed è rimasto in piedi mentre altri spazi implodevano. Ma ora qualcosa sembra cambiare.
PARLA L'ESPERTA
«Serve un Daspo digitale per chi commette reati online: senza sanzioni personali efficaci il fenomeno non si ferma». Avvocata
Elisabetta Aldrovandi, consulente esterna presso la Commissione bicamerale d’inchiesta sul femminicidioalla Camera dei Deputati e presidente dell’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime, lancia un appello chiaro: «Senza norme più severe, piattaforme e forum come phica.eu continueranno a proliferare, e chi oggi danneggia le vittime potrà rifarlo domani, altrove, impunito».
Quali sono i reati più frequenti commessi all’interno di forum come phica.eu?
«Possono esserci diversi reati. Chi prende foto dai social e le pubblica in contesti sessuali, senza consenso, viola il diritto d’autore e può essere accusato di diffamazione aggravata. Commenti osceni o lesivi della reputazione rientrano nello stesso reato. Le pene possono arrivare fino a tre anni di reclusione».
Anche l’amministratore del sito è responsabile?
«Oggi no, e questo è un problema. L’admin non è equiparabile a un direttore di testata e non risponde penalmente, a meno che non ignori la richiesta di rimuovere i contenuti. È però difficile perseguirlo, perché spesso le piattaforme hanno sede all’estero».
E quindi cosa propone?
«Ho suggerito di equiparare i siti a testate giornalistiche, attribuendo responsabilità dirette agli amministratori, e introdurre un Daspo digitale: vietare a chi commette certi reati l’accesso a ogni piattaforma, anche dopo la chiusura del sito».
Cosa possono fare concretamente le vittime?
«Fare screenshot, salvare i commenti e denunciare subito alla polizia postale. È possibile risalire all’identità anche di utenti anonimi. Altrimenti i responsabili continueranno indisturbati».
@Chrollo cancella sto commento se è illegale fare copia incolla di un articolo con paywall lol