Èlite politica e di potere coincide sempre con potere economico e d'acquisto? No! Lo strano caso del Giappone dello Shogunato.

CrioGenetica

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Hai centrato un punto fondamentale della sociologia politica: il superamento del paradosso che abbiamo visto nel Giappone dello Shogunato. Se nel periodo Edo il potere era "diviso" (i samurai avevano le spade e i mercanti i soldi), nei regimi comunisti e in generale nelle dittature del Novecento, si assiste a una fusione totale delle élite.
In sociologia, questo fenomeno viene spesso analizzato attraverso il concetto di Nomenklatura.
1. La Nomenklatura: Il monopolio totale
Nei sistemi di tipo sovietico, la "classe dirigente" non era definita dal possesso di terre o fabbriche (che erano dello Stato), ma dall'appartenenza a liste di funzionari approvati dal Partito.
* Privilegi economici senza "proprietà": Anche se formalmente non possedevano nulla, questi burocrati avevano accesso esclusivo a una rete di welfare parallela: le Beriozka (negozi speciali con prodotti occidentali), dacie di Stato, ospedali d'élite e scuole riservate.
* Il capitale politico diventa capitale economico: In questi contesti, il denaro non serve a comprare il potere; è il potere che ti garantisce l'accesso a beni che il denaro comune non può comprare.
2. La differenza con i regimi democratici
Come giustamente osservavi, anche nelle democrazie chi ha potere politico spesso ha (o acquisisce) potere economico. Tuttavia, c'è una distinzione tecnica:
* Nelle democrazie: Esiste, almeno formalmente, una separazione tra le élite. Un ricco imprenditore e un potente politico possono scontrarsi, e il magistrato (un altro tipo di potere ancora) può perseguirli entrambi. C'è una competizione tra gruppi di potere diversi.
* Nei regimi totalitari/comunisti: La separazione scompare. Chi decide la legge controlla anche la produzione di grano, l'assegnazione degli alloggi e la carriera dei magistrati. È un blocco unico.
3. Il caso della Cina Moderna (Il capitalismo di Stato)
Oggi la Cina rappresenta l'evoluzione massima di questo concetto. La classe dirigente (il Partito Comunista Cinese) ha permesso la nascita di ricchi imprenditori, ma a una condizione: la sottomissione politica.
* Se un miliardario cinese entra in conflitto con il Partito, il suo potere economico scompare in un istante (come accaduto a Jack Ma di Alibaba per un periodo).
* Qui il potere politico non solo controlla quello economico, ma lo "concede" in licenza ai privati, a patto che serva gli interessi dello Stato.
4. Il ritorno al Giappone: perché era diverso?
Per chiudere il cerchio con il tuo interesse storico: lo Shogunato era instabile proprio perché non riusciva a fare questa fusione. Lo Shogun non poteva "sequestrare" legalmente i capitali dei mercanti senza scatenare rivolte urbane che non poteva gestire, né poteva permettere ai mercanti di diventare samurai.
In un regime comunista moderno, lo Shogun avrebbe semplicemente nazionalizzato i magazzini di riso e nominato i suoi generali "amministratori delegati" delle banche, unificando le due forze.
Secondo la tua analisi dei fatti, ritieni che la fusione tra potere politico ed economico sia un'evoluzione inevitabile di ogni sistema che cerca la stabilità, o è solo una patologia dei regimi autoritari?
 
Sì, in quel contesto storico specifico, il termine "borghesia" (o chōnin) si riferisce proprio ai mercanti e ai commercianti che abitavano i centri urbani. Come hai notato nello screenshot, Wikipedia evidenzia proprio il declino dei samurai a favore di queste nuove classi in espansione.
Mentre nell'Europa dell'Ottocento la "borghesia" era già una classe politicamente dominante, in Giappone era una classe socialmente "inferiore" ma economicamente potentissima.
La struttura sociale Tokugawa (Shi-nō-kō-shō)
Per capire meglio la gerarchia citata nel tuo file, ecco come si posizionavano i gruppi:
| Classe Sociale | Ruolo | Stato Economico Reale |
|---|---|---|
| Daimyo/Samurai | Governanti e Guerrieri | Spesso indebitati e "poveri" di liquidità. |
| Contadini | Produttori di riso | Fondamentali ma pesantemente tassati. |
| Artigiani | Manifattura | Classe media tecnica. |
| Borghesia (Mercanti) | Commercio e Finanza | I veri ricchi, prestavano soldi ai samurai. |
Perché Wikipedia parla di "indebitamento"?
Il testo che hai caricato descrive perfettamente il paradosso di cui parlavamo prima:
* La doppia residenza: I feudatari dovevano spendere cifre enormi per mantenere corti sfarzose sia nei loro domini che a Edo.
* La trappola dei consumi: Per mantenere il loro status, i samurai compravano beni dai mercanti (la borghesia), ma non avendo contanti, si indebitavano.
* Abbandono della casta: Come riporta il tuo file, molti samurai finirono per rinunciare al proprio titolo per unirsi alla borghesia urbana, proprio perché era l'unico modo per sfuggire alla miseria e partecipare alla nuova economia monetaria.
In breve, quella "borghesia" era il motore del cambiamento che avrebbe poi portato il Giappone a modernizzarsi così velocemente nell'Ottocento, perché aveva già pronti i capitali e le reti commerciali necessarie.
Com'erano alla fine gli straccetti? La "borghesia alimentare" moderna di Planted ha superato il test del gusto?
 
Esattamente. È uno dei paradossi sociologici più affascinanti della storia giapponese: una discrepanza totale tra status legale e potere d'acquisto.
Per capire come fosse possibile che un samurai (teoricamente un nobile guerriero) fosse più povero di un mercante (teoricamente un paria), bisogna guardare ai fatti economici dell'epoca:
1. Il "Riso" contro la "Moneta"
L'intero sistema feudale dello Shogunato si basava sul riso.
* I potenti (Daimyo e Samurai): Ricevevano le tasse e i loro stipendi in koku di riso (un koku era la quantità di riso necessaria a nutrire una persona per un anno).
* Il problema: Con lo sviluppo delle città e del commercio, il riso non bastava più. Per comprare beni di lusso, vestiti di seta o per viaggiare, i samurai dovevano convertire il riso in moneta.
* L'inflazione: Mentre i prezzi dei beni salivano, il valore del riso tendeva a scendere o a fluttuare drasticamente. I samurai si ritrovavano con "stipendi" fissi in riso che valevano sempre meno in termini di denaro contante.
2. Il debito come strumento di controllo
I mercanti (i Chōnin), che erano in fondo alla scala sociale, gestivano le banche e i magazzini di cambio.
* Poiché i samurai dovevano mantenere uno stile di vita dignitoso per il loro rango, ma non avevano liquidità, iniziarono a chiedere prestiti ai mercanti.
* Alla fine del periodo Edo, la classe guerriera era quasi interamente indebitata con la classe mercantile. In pratica, i "potenti" lavoravano per ripagare gli interessi a coloro che socialmente avrebbero dovuto disprezzare.
3. La povertà dignitosa dei Samurai
Molti samurai di basso rango vivevano in condizioni di estrema indigenza. Per sopravvivere, alcuni arrivarono a:
* Svolgere lavori manuali segreti (come fabbricare ombrelli di carta o lanterne) in casa propria, attività teoricamente proibita al loro rango.
* Vendere il proprio status: esistevano casi in cui ricchi mercanti "compravano" l'adozione da parte di famiglie samurai decadute per ottenere il diritto di portare la spada e avere un cognome.
4. Il costo del prestigio (Sankin-kōtai)
I veri "ricchi" terrieri, i Daimyo, venivano impoveriti deliberatamente dallo Shogun. Il sistema dell'obbligo di residenza alternata a Edo li costringeva a spendere fortune in:
* Processioni cerimoniali con centinaia di servitori (più eri potente, più la tua sfilata doveva essere imponente e costosa).
* Mantenimento di ville lussuose nella capitale sotto l'occhio dello Shogun.
Era una strategia politica raffinata: un feudatario senza soldi non ha i mezzi per finanziare una rivolta o un esercito ribelle.
In sintesi
Durante lo Shogunato si verificò un fenomeno che gli antropologi chiamano "inversione delle élite":
* L'élite formale (Samurai): Aveva il diritto di vita e di morte sui cittadini, portava le armi e dettava le leggi, ma viveva spesso di stenti e debiti.
* L'élite reale (Mercanti): Non aveva diritti politici, doveva inchinarsi ai samurai per strada e non poteva possedere terre, ma viveva in case sfarzose, finanziava le arti e deteneva il controllo reale del Paese attraverso il credito.
Questo squilibrio strutturale — dove chi ha il potere non ha i soldi e chi ha i soldi non ha il potere — fu proprio la molla che fece saltare il sistema quando arrivarono gli americani, portando i samurai più giovani e istruiti a ribellarsi contro lo Shogunato per costruire uno Stato moderno.
 
Durante il periodo del Sakoku (1603-1868), il concetto moderno di "diplomazia" con ambasciate e consolati permanenti semplicemente non esisteva. Il Giappone non riconosceva il principio della parità tra nazioni: o eri un vassallo che portava tributi, o eri un estraneo da tenere alla larga.
Tuttavia, il mondo non scomparve del tutto. Ecco come venivano gestiti i rapporti "diplomatici":
1. Gli Olandesi: Diplomatici "prigionieri"
Poiché gli olandesi della Compagnia delle Indie Orientali (VOC) erano gli unici europei ammessi, il loro capo (l'Opperhoofd) fungeva quasi da ambasciatore ombra.
* L'udienza annuale: Una volta all'anno (poi ogni quattro), il capo della stazione commerciale di Dejima doveva compiere un lungo viaggio fino a Edo per omaggiare lo Shogun.
* Il cerimoniale: Non venivano ricevuti come pari. Dovevano offrire doni costosi, rinfrescare lo Shogun sulle novità scientifiche mondiali e, talvolta, venivano costretti a esibirsi in danze o canti europei per il divertimento della corte. Era una diplomazia basata sulla sottomissione commerciale.
2. Il Regno di Joseon (Corea)
La Corea era l'unico Stato con cui il Giappone dello Shogunato intratteneva rapporti quasi paritari.
* Le missioni Tongsinsa: Erano imponenti delegazioni diplomatiche coreane (fino a 500 persone) che viaggiavano verso Edo.
* Scambio culturale: Queste missioni erano fondamentali per lo scambio di testi confuciani e poesie. Per lo Shogun, accoglierli era un modo per mostrare al popolo il proprio prestigio internazionale: "Guardate, anche gli stranieri vengono a omaggiarmi".
3. Il Regno delle Ryukyu (odierna Okinawa)
Le isole Ryukyu erano un regno formalmente indipendente ma di fatto controllato dal clan giapponese Satsuma. I loro inviati venivano fatti sfilare a Edo vestiti con abiti esotici in stile cinese. Questo serviva a creare l'illusione che lo Shogun fosse il centro di un sistema imperiale simile a quello cinese, a cui portavano tributi popoli lontani.
4. Niente Consoli o Ambasciate
Non esistevano palazzi diplomatici. Se una nave straniera (russa, inglese o americana) si avvicinava alle coste:
* Veniva circondata da barche di guardie.
* I messaggi venivano consegnati a funzionari locali di basso rango.
* La risposta era quasi sempre: "Andate via, parlate con gli olandesi a Nagasaki se volete qualcosa".
La svolta del 1858: I primi veri diplomatici
Tutto cambiò dopo l'arrivo di Perry. Il primo vero diplomatico residente fu l'americano Townsend Harris.
* La sua posizione fu difficilissima: visse per anni isolato in un tempio a Shimoda, trattato con estrema diffidenza dai funzionari dello Shogun che speravano se ne andasse.
* Fu lui a negoziare il primo trattato commerciale moderno, che aprì la strada alla creazione di veri e propri consolati.
Un dettaglio tecnico-giuridico
In quel periodo nacquero i cosiddetti "Trattati Ineguali". Le potenze occidentali imposero al Giappone il principio dell'extraterritorialità: se un cittadino occidentale commetteva un reato in Giappone, non poteva essere giudicato dai tribunali giapponesi, ma solo dal proprio console. Questo fu visto dai giapponesi (e dai samurai più nazionalisti) come un'umiliazione giuridica intollerabile, accelerando la caduta dello Shogunato.
Ti piacerebbe sapere come facevano a comunicare linguisticamente durante questi incontri, visto che quasi nessuno parlava inglese o francese?
 
Il sistema dello Shogunato e la politica del Sakoku rappresentano uno dei periodi più stabili e particolari della storia mondiale, durato circa 250 anni (1603-1868) sotto la dinastia Tokugawa.
Ecco come funzionava la struttura sociale ed economica di quel periodo:
Lo Shogunato e il Sakoku
Il termine Shogunato (o Bakufu) indica un governo militare. Sebbene l'Imperatore rimanesse formalmente la massima autorità spirituale a Kyoto, il potere politico e militare effettivo era nelle mani dello Shogun a Edo (l'odierna Tokyo).
Il Sakoku ("Paese incatenato") era la politica estera:
* Isolamento quasi totale: Era vietato ai giapponesi lasciare il Paese (pena la morte) e l'ingresso agli stranieri era proibito.
* Eccezioni controllate: Solo gli olandesi e i cinesi potevano commerciare, ma esclusivamente attraverso la piccola isola artificiale di Dejima a Nagasaki. Questo serviva a impedire la diffusione del cristianesimo e a mantenere il monopolio tecnologico e militare nelle mani dello Shogun.
La gerarchia sociale (Sistema Shi-nō-kō-shō)
La società era divisa in quattro classi rigide basate sulla filosofia neoconfuciana:
* Samurai (Guerrieri): L'élite che amministrava il Paese.
* Contadini: Rispettati perché producevano il riso, la base dell'economia.
* Artigiani: Coloro che trasformavano le materie prime.
* Mercanti: Considerati la classe più bassa perché non "producevano" nulla, ma si limitavano a scambiare beni altrui.
Esistevano i ricchi?
Assolutamente sì, ma con un paradosso sociale interessante: la ricchezza non corrispondeva sempre al potere legale.
* I Daimyo (Signori feudali): Erano i ricchi per eccellenza nel sistema feudale. Possedevano le terre e ricevevano tasse dai contadini sotto forma di riso. Tuttavia, lo Shogunato li teneva spesso sull'orlo della bancarotta con il sistema del Sankin-kōtai (l'obbligo di mantenere due residenze e viaggiare continuamente con un enorme seguito verso Edo).
* L'ascesa dei Mercanti (Chōnin): Nonostante fossero all'ultimo gradino della scala sociale, divennero i veri ricchi del periodo. Poiché l'economia si stava monetizzando, i samurai (che ricevevano lo stipendio in riso) dovevano rivolgersi ai mercanti per cambiare il riso in moneta e per ottenere prestiti.
* Il paradosso del debito: Verso la fine dello Shogunato, moltissimi samurai e persino grandi Daimyo erano pesantemente indebitati con i mercanti delle città (soprattutto a Osaka e Edo). Questo creò una classe di borghesi ricchissimi che, pur non avendo il diritto di portare la spada o avere cariche politiche, vivevano nel lusso, collezionando arte (stampe Ukiyo-e) e frequentando i teatri Kabuki.
Quindi, mentre i samurai avevano il prestigio, i mercanti avevano il capitale. Questa tensione economica fu proprio uno dei fattori che portò al crollo dello Shogunato: la struttura feudale non riusciva più a contenere la spinta di una classe mercantile che, di fatto, gestiva l'economia del Paese.
 
In realtà, l'occidentalizzazione del Giappone iniziò in modo radicale e sistematico molto prima del 1945, precisamente nel 1868, con quella che viene chiamata Restaurazione Meiji.
Il 1945 segna sicuramente l'inizio dell'influenza americana moderna, ma la trasformazione del Giappone da paese feudale a potenza industriale avvenne proprio nella seconda metà dell'Ottocento.
Ecco i punti chiave per capire questo passaggio:
1. La fine dell'isolamento (1853)
Prima del 1868, il Giappone era rimasto chiuso al resto del mondo per oltre 200 anni (periodo Sakoku). Tutto cambiò nel 1853, quando le "Navi Nere" del commodoro americano Matthew Perry arrivarono nella baia di Edo (l'odierna Tokyo), imponendo al Giappone l'apertura dei porti sotto la minaccia dei cannoni.
2. La Restaurazione Meiji (1868)
Il Giappone capì che, per non essere colonizzato dalle potenze occidentali (come stava accadendo alla Cina), doveva modernizzarsi velocemente. L'imperatore riprese il potere effettivo, abolendo lo Shogunato (il governo dei samurai).
* Abolizione dei Samurai: La classe dei guerrieri fu sciolta. Fu vietato portare la katana in pubblico e furono tagliati i codini tradizionali.
* Cambiamento dei costumi: L'imperatore stesso iniziò a vestire in uniformi in stile prussiano e, simbolicamente, a mangiare carne di manzo in pubblico per incoraggiare il popolo a seguire le usanze occidentali, ritenute fondamentali per la forza fisica.
3. "Ricchezza del Paese, Forza dell'Esercito"
Fu adottato lo slogan Fukoku Kyōhei. Il governo importò esperti da tutto il mondo:
* Dalla Gran Bretagna presero il modello per la marina e le ferrovie.
* Dalla Germania (Prussia) presero il modello per l'esercito e la medicina.
* Dalla Francia e dagli USA presero ispirazione per il sistema scolastico e il codice civile.
4. Cosa è successo nel 1945?
L'occupazione americana dopo le bombe atomiche (1945-1952) non ha "iniziato" l'occidentalizzazione, ma l'ha democratizzata e accelerata in chiave statunitense.
* Prima del 1945: L'occidentalizzazione era tecnica e militare, ma il sistema rimaneva autoritario e imperialista.
* Dopo il 1945: Gli americani imposero una nuova Costituzione, riforme agrarie, il suffragio universale e la trasformazione dell'imperatore in una figura puramente simbolica, eliminando l'aspetto teocratico e militare.
In sintesi, se oggi il Giappone è una democrazia liberale lo deve al 1945, ma se è diventato una potenza tecnologica e industriale, le basi sono state gettate proprio nell'Ottocento, quando decisero di abbandonare il medioevo per competere con l'Occidente.
 
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