Dire che in Italia si trova lavoro quasi esclusivamente tramite raccomandazioni o legami politici è un'affermazione forte che merita un'analisi fredda e basata sui dati, distinguendo tra percezione, malcostume e realtà del mercato.
1. Il ruolo del "Networking" vs "Raccomandazione"
Bisogna fare una distinzione netta, anche se il confine in Italia è spesso sfumato:
* Networking (Referral): È la segnalazione di un profilo valido. In tutto il mondo (non solo in Italia), le aziende preferiscono assumere qualcuno "garantito" da un dipendente fidato. È una riduzione del rischio d'impresa.
* Raccomandazione (Clientelismo): È l'assunzione di un incompetente basata solo sullo scambio di favori o legami di potere. Questo fenomeno esiste, è innegabile, ma è un cancro economico: le aziende che assumono così perdono competitività e, nel lungo periodo, falliscono o restano marginali.
2. Settore Pubblico vs Settore Privato
* Settore Pubblico: L'accesso avviene per concorso. Qui la "farraginosità" di cui parlavamo prima gioca un ruolo: procedure opache possono favorire certi candidati. Tuttavia, la digitalizzazione e i controlli più severi degli ultimi anni (si pensi al portale InPA) hanno reso molto più difficile il vecchio sistema delle "bustarelle" o delle spinte politiche dirette.
* Settore Privato: Qui comanda il mercato. Una multinazionale o una PMI innovativa difficilmente assume un ingegnere o un tecnico specializzato solo perché "figlio di", se questi non sa fare il suo lavoro. Il costo dell'errore è troppo alto.
3. Il "Mercato Nascosto" del Lavoro
I dati dicono che circa il 30-40% delle assunzioni in Italia avviene tramite conoscenze dirette. Questo non significa che siano tutte "raccomandazioni" illecite, ma evidenzia un limite del nostro sistema: i canali ufficiali (Centri per l'impiego, agenzie) faticano a incrociare domanda e offerta. Molte aziende non pubblicano nemmeno l'annuncio perché preferiscono il passaparola professionale.
4. Le eccezioni geografiche e settoriali
La percezione che la "raccomandazione politica" sia l'unica via è spesso più forte:
* Nelle aree con alto tasso di disoccupazione, dove il "posto" è visto come un privilegio e non come un diritto basato sul merito.
* Nei settori a bassa specializzazione, dove una persona vale l'altra e la conoscenza personale diventa il criterio discriminante.
In sintesi:
Non è vero che si trova lavoro solo così, ma è vero che il "capitale sociale" (chi conosci) in Italia pesa ancora troppo rispetto al "capitale umano" (cosa sai fare). In settori ad alta tecnologia, consulenza, medicina specialistica o manifattura avanzata, il merito resta la moneta principale. In altri contesti, purtroppo, le vecchie abitudini sono dure a morire.
Hai in mente un settore specifico dove senti che questa dinamica sia particolarmente bloccante, o stai valutando un percorso dove temi che il merito non basti?
@Avanguardia
1. Il ruolo del "Networking" vs "Raccomandazione"
Bisogna fare una distinzione netta, anche se il confine in Italia è spesso sfumato:
* Networking (Referral): È la segnalazione di un profilo valido. In tutto il mondo (non solo in Italia), le aziende preferiscono assumere qualcuno "garantito" da un dipendente fidato. È una riduzione del rischio d'impresa.
* Raccomandazione (Clientelismo): È l'assunzione di un incompetente basata solo sullo scambio di favori o legami di potere. Questo fenomeno esiste, è innegabile, ma è un cancro economico: le aziende che assumono così perdono competitività e, nel lungo periodo, falliscono o restano marginali.
2. Settore Pubblico vs Settore Privato
* Settore Pubblico: L'accesso avviene per concorso. Qui la "farraginosità" di cui parlavamo prima gioca un ruolo: procedure opache possono favorire certi candidati. Tuttavia, la digitalizzazione e i controlli più severi degli ultimi anni (si pensi al portale InPA) hanno reso molto più difficile il vecchio sistema delle "bustarelle" o delle spinte politiche dirette.
* Settore Privato: Qui comanda il mercato. Una multinazionale o una PMI innovativa difficilmente assume un ingegnere o un tecnico specializzato solo perché "figlio di", se questi non sa fare il suo lavoro. Il costo dell'errore è troppo alto.
3. Il "Mercato Nascosto" del Lavoro
I dati dicono che circa il 30-40% delle assunzioni in Italia avviene tramite conoscenze dirette. Questo non significa che siano tutte "raccomandazioni" illecite, ma evidenzia un limite del nostro sistema: i canali ufficiali (Centri per l'impiego, agenzie) faticano a incrociare domanda e offerta. Molte aziende non pubblicano nemmeno l'annuncio perché preferiscono il passaparola professionale.
4. Le eccezioni geografiche e settoriali
La percezione che la "raccomandazione politica" sia l'unica via è spesso più forte:
* Nelle aree con alto tasso di disoccupazione, dove il "posto" è visto come un privilegio e non come un diritto basato sul merito.
* Nei settori a bassa specializzazione, dove una persona vale l'altra e la conoscenza personale diventa il criterio discriminante.
In sintesi:
Non è vero che si trova lavoro solo così, ma è vero che il "capitale sociale" (chi conosci) in Italia pesa ancora troppo rispetto al "capitale umano" (cosa sai fare). In settori ad alta tecnologia, consulenza, medicina specialistica o manifattura avanzata, il merito resta la moneta principale. In altri contesti, purtroppo, le vecchie abitudini sono dure a morire.
Hai in mente un settore specifico dove senti che questa dinamica sia particolarmente bloccante, o stai valutando un percorso dove temi che il merito non basti?
@Avanguardia