Voglio parlare brevemente di come una persona dovrebbe gestire la felicità. Ci sono alcune persone che sono molto semplici, e se l'ottengono sanno godersela. Altri invece, per motivi che a volte spieghiamo come "intelligenza" "autismo" e termini simili, non riescono a godersela. Soffrono di troppa coscienza.
Credo per questo che per alcune persone sia saggio non essere mai felici, perchè se si prova la felicità, in una certa area della vita, all'inizio di un percorso, non ce ne si dimenticherà piu, e ci si dannerà l'anima per riaverla. Questo è ad esempio il caso dell'amore materno, l'unico caso in cui un maschio è amato piu o meno incondizionatamente (a parte madri orrende che maltrattano i neonati, ma non è la norma).
Ma non solo sarebbe bene non essere mai felici all'inizio: è bene non esserlo neanche durante il percorso, in quanto queste brevi dosi di felicita riaccendono la dipendenza, ed evidenziano ancora di piu quanto è brutta la sofferenza, dato che il contrasto con la felciita di poco prima è ora palese, mentre, se l'ultima volta che si è stati felici è stata tantissimo tempo fa, non si ha metro di paragone.
infine, credo non si dovrebbe esserlo neanche alla fine del percorso perchè, una volta ottenuta la felicita con cosi tanta fatica, si è troppo stanchi e feriti per godersela. Questo, chiaramente, se si è molto sensibili, di natura o perchè lo si è diventati durante il percorso. Oramai ci sono dei danni irreparabili che gli altri non possono capire. Pensano che siccome si è riusciti a vincere bisogna chiudere la bocca sul proprio passato. L'incomprensione altrui di come la lotta non sia finita, perchè la lotta ha reso il premio insipido, in qaunto ha evidenziato quanto sia temporaneo e fragile, porta a volte al suicidio, dato che ora ci si sente piu soli di prima.
Quindi, la felicità è da evitare all'inizio della vita, nel mezzo e alla fine. Se ce ne si tiene alla larga, si può dimenticare di essere al buio, perchè scompare la luce de lsuo paragone. Ho riflettuto a queste cose pensando a quanto irreparabili siano i miei danni: non c'è svolta o lieto fine che possa darmi riposo. la consapevolezza del tempo sprecato mi paralizza, e non ho neanche il diritto di sapere se la colpa sia stata piu mia o della mia famiglia, o del mio ambiente, cosa che mi paralizza una seconda volta perchè ho paura che ogni progetto fallisca, e di dovere sopportare quindi che la mia storia si sia allungata di un altro fallimento. Penso che se io fossi stato diverso, o la mia famiglai fosse stata diversa, o fossi nato in n posto diverso, avrei avuto quello che ora ritengo importantissimo, ma forse se avessi avuto una vita cosi diversa, considererei qualcos'altro di importante. Quindi voglio tenermi la mia vita perchè ho scopeerto cos'è importante, ma invidio quella di chi non sa di averlo ma perlomeno lo ha. Oppure, anche se avessi avuto tutto a posto, dalla mia genetica alla mia famiglia, le donne sarebbero comunque quello che sono: dei mostri satanici e promiscui, privi della capacità di amare ed essere amati, e quindi forse non ho voglia di fare nulla perchè pure se facessi il possibile, il resto del mondo sarebbe impossibile.
Ho pensato a queste cose recentemente, dato che mi si è aperto un piccolo spiraglio sessuale. Penso che mi prenderò questa piccola felicità, ma poi non so se sopporterò il resto della vita alla quale sono condannato, perchè ora sono abituato a stare nel buio, e dopo che avrò provato la felicità, saprò la differenza con la luce
Credo per questo che per alcune persone sia saggio non essere mai felici, perchè se si prova la felicità, in una certa area della vita, all'inizio di un percorso, non ce ne si dimenticherà piu, e ci si dannerà l'anima per riaverla. Questo è ad esempio il caso dell'amore materno, l'unico caso in cui un maschio è amato piu o meno incondizionatamente (a parte madri orrende che maltrattano i neonati, ma non è la norma).
Ma non solo sarebbe bene non essere mai felici all'inizio: è bene non esserlo neanche durante il percorso, in quanto queste brevi dosi di felicita riaccendono la dipendenza, ed evidenziano ancora di piu quanto è brutta la sofferenza, dato che il contrasto con la felciita di poco prima è ora palese, mentre, se l'ultima volta che si è stati felici è stata tantissimo tempo fa, non si ha metro di paragone.
infine, credo non si dovrebbe esserlo neanche alla fine del percorso perchè, una volta ottenuta la felicita con cosi tanta fatica, si è troppo stanchi e feriti per godersela. Questo, chiaramente, se si è molto sensibili, di natura o perchè lo si è diventati durante il percorso. Oramai ci sono dei danni irreparabili che gli altri non possono capire. Pensano che siccome si è riusciti a vincere bisogna chiudere la bocca sul proprio passato. L'incomprensione altrui di come la lotta non sia finita, perchè la lotta ha reso il premio insipido, in qaunto ha evidenziato quanto sia temporaneo e fragile, porta a volte al suicidio, dato che ora ci si sente piu soli di prima.
Quindi, la felicità è da evitare all'inizio della vita, nel mezzo e alla fine. Se ce ne si tiene alla larga, si può dimenticare di essere al buio, perchè scompare la luce de lsuo paragone. Ho riflettuto a queste cose pensando a quanto irreparabili siano i miei danni: non c'è svolta o lieto fine che possa darmi riposo. la consapevolezza del tempo sprecato mi paralizza, e non ho neanche il diritto di sapere se la colpa sia stata piu mia o della mia famiglia, o del mio ambiente, cosa che mi paralizza una seconda volta perchè ho paura che ogni progetto fallisca, e di dovere sopportare quindi che la mia storia si sia allungata di un altro fallimento. Penso che se io fossi stato diverso, o la mia famiglai fosse stata diversa, o fossi nato in n posto diverso, avrei avuto quello che ora ritengo importantissimo, ma forse se avessi avuto una vita cosi diversa, considererei qualcos'altro di importante. Quindi voglio tenermi la mia vita perchè ho scopeerto cos'è importante, ma invidio quella di chi non sa di averlo ma perlomeno lo ha. Oppure, anche se avessi avuto tutto a posto, dalla mia genetica alla mia famiglia, le donne sarebbero comunque quello che sono: dei mostri satanici e promiscui, privi della capacità di amare ed essere amati, e quindi forse non ho voglia di fare nulla perchè pure se facessi il possibile, il resto del mondo sarebbe impossibile.
Ho pensato a queste cose recentemente, dato che mi si è aperto un piccolo spiraglio sessuale. Penso che mi prenderò questa piccola felicità, ma poi non so se sopporterò il resto della vita alla quale sono condannato, perchè ora sono abituato a stare nel buio, e dopo che avrò provato la felicità, saprò la differenza con la luce