Frauding smart sulle app di dating, tratto da una storia vecchia ma vera, ripescato e riassunto grazie a chatGPT
Il trucco delle 10 foto ai tempi di MSN
Per far credere che la propria immagine fosse più piacente di quanto non fosse, si preparavano in anticipo 10 versioni della stessa foto, via via meno ritoccate/lusinghiere. Nella chat con un potenziale date si iniziava con la foto migliore, poi ogni giorno se ne condivideva una leggermente peggiore, fino ad arrivare al giorno 10 con la foto vera, senza ritocchi.
L'idea era che, arrivati a quel punto, si fosse già creata una conoscenza/confidenza con la persona, rendendo più facile per lei/lui accettare l'aspetto reale — un po' come la rana bollita, ma con i selfie.
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La (pseudo)scientificità dietro al trucco
Cos'è l'effetto di mera esposizione
È un fenomeno scoperto dallo psicologo Robert Zajonc negli anni '60: più siamo esposti ripetutamente a uno stimolo (un'immagine, un suono, una faccia, persino un ideogramma cinese senza significato per noi), più quello stimolo ci risulta familiare — e la familiarità, di per sé, genera una reazione più positiva. Non serve che lo stimolo migliori oggettivamente: basta vederlo più volte.
Il meccanismo ipotizzato è di natura difensiva: il cervello umano tende ad avere una reazione di allerta/ansia verso tutto ciò che è nuovo o sconosciuto (potenziale minaccia), mentre riduce questa allerta verso ciò che ha già "processato" con successo in passato senza conseguenze negative. Quindi il familiare = sicuro = piacevole.
Come si applica (in teoria) al trucco delle 10 foto
La logica della leggenda ricalca esattamente questo meccanismo:
- Il giorno 1 il potenziale date vede una faccia "sconosciuta e attraente" — nessun problema, l'attrattiva compensa.
- Nei giorni successivi, la stessa faccia (in versione via via meno ritoccata) viene rivista più volte. Ogni esposizione aggiuntiva non fa scattare l'allarme "nuovo/diverso", perché il volto di base è già stato codificato come familiare — cambia gradualmente, non di scatto.
- Al giorno 10, la foto reale non viene percepita come "una sorpresa negativa improvvisa" (che genererebbe rigetto), ma come l'ennesima variazione di qualcosa già noto e già associato positivamente.
In pratica il trucco sfrutta il fatto che l'effetto di mera esposizione
non richiede che lo stimolo resti identico: basta che il cambiamento sia abbastanza graduale da non interrompere la sensazione di familiarità già costruita. È lo stesso principio per cui, se vedi ingrassare o invecchiare gradualmente una persona che frequenti ogni giorno, non lo noti quasi, mentre se non la vedi per un anno il cambiamento ti colpisce subito — lo shock nasce dal salto improvviso, non dal cambiamento in sé.