NOTIZIONA-ONA-ONA
Oltre 170.000 euro di risarcimento per aver violato i diritti di un padre.
Riceviamo in privato un decreto di 18 pagine della Corte d’Appello di Roma, sezione per i minorenni, che riconosce i danni subiti da un padre, li quantifica e condanna al risarcimento la persona che li ha causati.
Il decreto ha i dati personali e sensibili oscurati, ma l’intuito ci dice che la storia dovrebbe essere quella di Giuseppe Apadula.
Sarebbe troppo lungo e noioso ripercorrere per intero a vicenda che ha portato in Tribunale Giuseppe, la sua ex compagna Laura e il figlio nato dalla loro convivenza.
Chi segue lafionda.com sa di chi e cosa stiamo parlando, chi non lo sa può provare ad informarsi.
L’epilogo, in estrema sintesi, dice che la madre ha violato ogni dispositivo giuridico teso al mantenimento delle relazioni padre-figlio, tuttavia il protrarsi per anni di tale comportamento ha talmente nuociuto al ragazzo da rendere ormai inutile il collocamento dal padre ostinatamente – ma illecitamente – negato dalla madre.
Tradotto: ha fatto un casino.
Ma lo ha fatto per talmente tanto tempo da rendere ormai impossibile il ripristino della legalità.
Come ha potuto violare tutto il violabile, per anni, in completa impunità?
Ho sempre sostenuto che Lauretta non avrebbe potuto fare un centesimo di ciò che ha fatto se non fosse stata sostenuta da un manipolo di agguerritissime valchirie sedute in Parlamento.
Supporto politico e mediatico, visibilità su testate compiacenti, conferenze stampa in sedi istituzionali, appoggio morale e materiale e una solidarietà continua sui social sono gli aiuti concreti alla luce del sole.
Tale potenza di fuoco istituzionale è riuscita persino ad ammantare di eroismo le continue manovre ostili, sia contro l’ex compagno che contro l’intero sistema giudiziario; era infatti “madre coraggio” a denunciare, oltre ovviamente all’ex compagno, anche giudici, assistenti sociali, consulenti, curatori e chiunque non le abbia dato ragione. Senza che mai un solo tribunale abbia riconosciuto la fondatezza di tali accuse.
Anzi, invece di essere chiamata a rendere conto delle accuse infondate e delle liti temerarie, un’apposita giuria l’ha persino eletta “donna dell’anno”, non è chiaro per quali meriti speciali.
Oltre alle azioni alla luce del sole sicuramente è stato fatto tanto altro – anche non riferibile pubblicamente – poiché la Senatrice Valente, condottiera dell’esercito “siamo tutte Laura”, ha scritto chiaro e tondo che oltre alle iniziative palesi ne stava portando avanti di occulte, tanto segrete ed impossibili da divulgare che la stessa “mamma coraggio” non ne era al corrente.
Qualcuno, un po’ troppo fantasioso, potrebbe pensare che le operazioni occulte implicassero pressioni su procuratrici “amiche” per bloccare ancora una volta i provvedimenti dei Tribunali.
Fantasia pura, io credo nella impermeabilità dei magistrati a qualsiasi condizionamento politico o di corrente, checché ne dica Palamara.
Resta il fatto che qualunque operazione, palese e occulta, è stata frutto di una precisa strategia politica, la politica inquinata dall’ideologia. È stata scelta Laura per farne un agnello da immolare sull’altare della lotta alla presunta violenza maschile, alla inscindibilità della diade madre-figlio, al diritto materno di manipolare la prole e tenerla con sé a prescindere da qualsiasi misura diversa venga presa dai tribunali.
Una intera Commissione Parlamentare ha annunciato di aver lavorato due anni tentando di scovare migliaia di casi simili a quello di “madre coraggio” al fine di dimostrare, senza però riuscirvi, che il sistema giudiziario è coalizzato contro le madri che hanno la sola colpa di difendere i propri figli. Negli anni i provvedimenti hanno testimoniato mille tentativi dei tribunali di ricondurre la “donna dell’anno” sulla retta via, abbiamo persino letto la speranza, francamente poco giuridica, che la signora si persuadesse una buona volta di essere nel torto.
Per tali motivi, come scrivo da anni, credo che la responsabilità di quanto accaduto sia delle parlamentari barricadere ameno in percentuale doppia rispetto alle responsabilità individuali di “madre coraggio”.
Ha perso perché il ruolo di madre ne esce a pezzi.
Ha vinto, se di vittoria si può parlare, poiché l’ultimo provvedimento abbandona, obtorto collo, l’ipotesi di collocamento dal padre pur riconoscendo la grave inadeguatezza materna e i danni irreversibili causati ad un sano percorso di crescita del figlio.
Non è certo una medaglia che le parlamentari “siamo tutte Laura” possono appuntarsi sul petto.
È un fallimento esistenziale prima ancora che giuridico.
Hanno perso i fiancheggiatori, si susseguono le condanne a risarcire i danni causati a Giuseppe dai media che ne hanno (per ordini di scuderia?) fatto il bersaglio di una campagna diffamatoria in quanto uomo violento, compagno violento, padre violento.
Senza mai lo straccio di una prova se non le accuse della sedicente vittima, e infatti adesso il tribunale li condanna a risarcire.
Ora arriva la condanna al risarcimento causato a Giuseppe anche da “madre coraggio”, si tratta di una cifra importante che supera i 170.000 euro tra risarcimento vero e proprio e rimborso delle spese legali.
A prescindere dalla cifra, è fondamentale che sia stato riconosciuto un principio: il comportamento ostinatamente oppositivo di Laura ha sicuramente causato un danno a Giuseppe.
Quindi Laura viene condannata a risarcire tale danno. Solo lei?
Subentra una ulteriore riflessione: vale sempre il celeberrimo "vinceremo o perderemo insieme"?
Vale a dire, le parlamentari che hanno preso Laura per mano e la hanno accompagnata nelle sue scelte scellerate, si renderanno conto di avere responsabilità enormi?
Qualora riconoscessero le proprie colpe, in nome del “vinceremo o perderemo insieme” la aiuteranno a sostenere le spese del risarcimento?
Domande alle quali sarà difficile avere risposta, ma ciò non toglie che rivendico il diritto di farle.
Vogliamo sperare che tale vicenda possa essere di monito a chi si sente perennemente impunita… le Senatrici e Deputate prima o poi spariscono… i conti da pagare no