Il razzismo è un tratto evolutivamente vantaggioso

Franz Joseph

Well-known member
Whitepillato
Come da titolo, creo un 3d per spiegare il motivo per cui comportamenti di discriminazione e pregiudizio verso altri gruppi umani sono stati tratti evolutivamente vantaggiosi.
Per buona pace dei perbenisti, questi meccanismi rimangono impressi a caldo nella psiche umana e non potranno mai essere completamente debellati, perché per la stragrande maggioranza della storia umana sono stati estremamente utili per la sopravvivenza.

I meccanismi biologici alla base di tali comportamenti vengono definiti come riconoscimento dei gruppi interni ed esterni e si sono sviluppati in contesti in cui la sopravvivenza dipendeva dalla coesione di piccoli gruppi e da una costante gestione del rischio.
Per la maggior parte della storia umana gli individui hanno vissuto in comunità ristrette, relativamente isolate, spesso in competizione tra loro per risorse limitate. In questo scenario, identificare rapidamente chi apparteneva al proprio gruppo e chi no aveva un chiaro valore adattivo.

Durante la fase di crescita avviene un imprinting. Il bambino interiorizza i tratti somatici, comportamentali e culturali della comunità in cui cresce e li associa a familiarità, prevedibilità e sicurezza.
Questi tratti diventano marcatori automatici di appartenenza. Al contrario, individui che non presentano tali caratteristiche vengono percepiti come esterni al gruppo e quindi come potenziali minacce.
Questa risposta non è il risultato di un ragionamento consapevole, ma di processi cognitivi rapidi che privilegiano la riduzione del rischio rispetto all’accuratezza.

A ciò si aggiunge il fatto che le popolazioni umane si sono adattate per millenni a specifici ambienti (clima, disponibilità alimentare, carico patogeno, fotoperiodo, ecosistema, ecc) ed hanno esercitato pressioni selettive costanti.
Questi adattamenti locali non implicano alcuna superiorità, ma una semplice ottimizzazione funzionale rispetto a un determinato contesto ambientale.
La mescolanza tra popolazioni adattate a condizioni ambientali differenti tendeva a ridurre la specializzazione per ciascun ambiente, producendo individui più generalisti e quindi meno ottimizzati per gli ambienti originali dei genitori, indebolendo la prole.

In questo quadro, la diffidenza verso gruppi esterni può essere vista come un sottoprodotto di meccanismi selezionati per mantenere coesione, prevedibilità e adattamento locale.
La distanza somatica e culturale agisce come un gradiente, più l’altro si discosta dai marcatori interiorizzati durante lo sviluppo, maggiore è la risposta di cautela.
La cultura può amplificare o modulare questi bias, ma non li crea dal nulla.

Concludo dicendo, ben venga la biodiversità umana, le differenze vanno tutelate e valorizzate non cancellate. Non arroghiamoci il diritto di custodire e proteggere ecosistemi e biodiversità di altre specie, senza non curarsi della nostra.
 
Ultima modifica:
E' xenophobia non razzismo.
Comunque è vero, abbiamo ancora culturalmente dei segnali che ci avvisano se stiamo per incontrare un "nemico".
Mi sembra che sia la stessa cosa con gli zingari, abbiamo un istinto naturale a non fidarci.

Anche l'uncanny valley esiste perchè in passato c'erano altri ominidi oltre all'Homo Sapiens e questo riconoscimento somatico ci ha aiutato nei secoli.

Però diciamo che al giorno d'oggi possiamo avere un po' più di criterio e usare altri ragionamenti oltre ad un istinto a scappare via, bisogna essere giusti finchè si può.
 
E' xenophobia non razzismo.
Ci tenevo a specificarlo perchè non sopporto l'uso di questa parola, ha perso ogni significato.
Il razzismo è una teoria scientifica genetica nata alla fine del 19esimo secolo e che ha avuto il suo culmine durante la prima meta del 20esimo.
Con razzismo si intende la credenza che ci siano differenze sostanziali di nobiltà ed intelligenza legate alla genetica di un individuo, tipo se sei cinese hai un tot di punti intelligenza SCRITTI nel tuo dna.

In realtà a livello genetico gli esseri umani in qualsiasi luogo della terra variano a livello genetico per meno dell'1%, che è il minimo per essere considerati specie differenti. Praticamente cambiano solo i caratteri somatici.

Credo che una buona spiegazione alle differenze, anche di intelligenza, di certe popolazioni del mondo sia: la cultura e la pratica dell'incesto.

Certe culture sono peggiori di altre nell'arrivare ad innovazioni e per l'educazione degli individui, mentre l'incesto aumenta del 200% (o un numero simile) la probabilità di avere problemi mentali e/o un QI ridotto.
Certe popolazioni che vivono in villaggi o dove è incoraggiato sposarsi tra cugini genereranno gente più stupida.
 
D'accordo con tutto quanto avete detto, vorrei aggiugere una cosa:
È stato dimostrato che anche i piccoli umani si "impressionano" sui primi individui che li accudiscono (molti bambini selvaggi erano imprintati su lupi o gazzelle e li imitavano, nei limiti anatomico-biologici, nei loro comportamenti) e che questo imprinting unito alla vita sociale nei primi anni ne determina l'identià. È anche vero però che verso i 14 anni gli individui umani generalmente vivono una "fase di ribellione" accompagnata da un ricambio neuronale significativo: questo fatto è stato interpretato da molti biologi come una spinta a mettere in dubbio le convinzioni dettate dal gruppo di appartenenza e andare ad esplorare altre comunità a cui unirsi, cosa che sembra fosse la prassi tra gli ominidi e gli umani nomadi.
Quello che voglio dire è: in un mondo ideale di "stato selvaggio" la xenofobia innata delle comunità umane e la spinta s staccarsi dal gruppo si equilibrano in modo che la prole sia geneticamente diversa dai genitori ma non troppo. Da un punto di vista ambientale, un gruppo geneticamente troppo uniforme è un disastro; d'altro canto però, da un punto di vista sociale un'eccessiva diversità provoca un'eccessiva disgregazione.

Quanto al modo in cui cultura, genetica ed epigenetica influenzano il modo di vivere e vedere il mondo, il discorso è troppo complesso.
 
Chissà cosa succede psicologicamente in esseri umani di razza mista...visto che è un fenomeno sempre più diffuso,per portare il mio esempio io sono nato e cresciuto in una famiglia italiana,e mia madre è dell'Africa,non ho conosciuto nessun'altro membro di quella parte della famiglia, quand'ero più piccolo vedevo persone non bianche con una certa diffidenza anche a causa di quello che sentivo dire intorno a me,alle materne solo amici bianchi.
Poi alle elementari i migliori amici erano anch'essi non bianchi,negli anni mi sono reso conto/mi hanno fatto rendere conto di essere diverso e la cosa si è evoluta tutt'ora nel non avere un'identità effettiva,anche se da fuori vengo percepito come marocchino/nero con tutti i pregiudizi del caso.

Come osservatore esterno ho notato che molti comportamenti nei ranghi più bassi della società tendono a mischiarsi(es tute da "maranza",cani da difesa,cappellini e un certo tipo di musica vengono fruiti anche da fascisti se sufficentemente poveri,eppure sarebbero tratti distintivi di afro americani/marocchini secondo il folclore musicale)

Una delle conclusioni a cui sono arrivato è sicuramente che la xenofobia è sicuramente naturale,e può essere indirizzata verso poli differenti in base alle ideologie adottate da un individuo.
 
Chissà cosa succede psicologicamente in esseri umani di razza mista...visto che è un fenomeno sempre più diffuso,per portare il mio esempio io sono nato e cresciuto in una famiglia italiana,e mia madre è dell'Africa,non ho conosciuto nessun'altro membro di quella parte della famiglia, quand'ero più piccolo vedevo persone non bianche con una certa diffidenza anche a causa di quello che sentivo dire intorno a me,alle materne solo amici bianchi.
Poi alle elementari i migliori amici erano anch'essi non bianchi,negli anni mi sono reso conto/mi hanno fatto rendere conto di essere diverso e la cosa si è evoluta tutt'ora nel non avere un'identità effettiva,anche se da fuori vengo percepito come marocchino/nero con tutti i pregiudizi del caso.

Come osservatore esterno ho notato che molti comportamenti nei ranghi più bassi della società tendono a mischiarsi(es tute da "maranza",cani da difesa,cappellini e un certo tipo di musica vengono fruiti anche da fascisti se sufficentemente poveri,eppure sarebbero tratti distintivi di afro americani/marocchini secondo il folclore musicale)

Una delle conclusioni a cui sono arrivato è sicuramente che la xenofobia è sicuramente naturale,e può essere indirizzata verso poli differenti in base alle ideologie adottate da un individuo.
Intendevi dire che i tuoi amici alle elementari erano bianchi?
Da quello che ho sentito avviene una situazione analoga pure in africa subsariana, tralasciando i trascorsi storici, pure lì si vede con diffidenza un bianco, io ritengo che essi siano principalmente fattori biologici.
A mio avviso una società multietnica(modello USA) difficilmente possa essere coesa, penso che ogni popolo debba avere la propria sovranità, la propria patria ed essere orgoglioso delle proprie origini e della sua cultura.
Chiaramente non intendo dire di essere chiusi in se stessi, la libertà del singolo debba essere rispettata nel caso volesse espatriare ed uno scambio culturale può arricchire entrambe le parti.
Detto ciò, penso che se fatta su larga scala essa può portare più dannosa che benevola. Il dilemma che ti poni è ben presente nella storia, individui come te fanno fatica a trovare la propria identità, perché si trovano nel mezzo e da entrambe le parti non vengono riconosciuti perfettamente. Infine per l'ultima cosa questo è il frutto delle influenze americane, della appropriazione culturale che hanno fatto e di come lo hanno veicolato, il tutto si può riflettere come una lenta perdita o mutamento della propria identità culturale.
 
Intendevi dire che i tuoi amici alle elementari erano bianchi?
Da quello che ho sentito avviene una situazione analoga pure in africa subsariana, tralasciando i trascorsi storici, pure lì si vede con diffidenza un bianco, io ritengo che essi siano principalmente fattori biologici.
A mio avviso una società multietnica(modello USA) difficilmente possa essere coesa, penso che ogni popolo debba avere la propria sovranità, la propria patria ed essere orgoglioso delle proprie origini e della sua cultura.
Chiaramente non intendo dire di essere chiusi in se stessi, la libertà del singolo debba essere rispettata nel caso volesse espatriare ed uno scambio culturale può arricchire entrambe le parti.
Detto ciò, penso che se fatta su larga scala essa può portare più dannosa che benevola. Il dilemma che ti poni è ben presente nella storia, individui come te fanno fatica a trovare la propria identità, perché si trovano nel mezzo e da entrambe le parti non vengono riconosciuti perfettamente. Infine per l'ultima cosa questo è il frutto delle influenze americane, della appropriazione culturale che hanno fatto e di come lo hanno veicolato, il tutto si può riflettere come una lenta perdita o mutamento della propria identità culturale.
Ah no erano entrambi stranieri i miei amici più cari delle elementari, infatti mi viene da chiedermi se anche quello è stato uno dei motivi che ci ha spinti a legarci inizialmente (anche se tutti di etnie diverse)

Penso che un'altra faccia della medaglia sia che l'essere umano seppur sia portato alla diffidenza verso individui con caratteristiche estranee al gruppo di appartenenza,sia anche portato alla mescolanza(seppur conflittuale),basti pensare al traffico di esseri umani, gravidanze forzate durante le occupazioni militari o alle preferenze di alcuni individui verso individui con caratteristiche differenti(anche se questo può essere un prodotto culturale)
Nello stato attuale delle società europee,per il mantenimento del sistema l'immigrazione è necessaria a causa del declino della nascite(iniziato ben da prima dell'immigrazione come fenomeno di massa), però e mal regolamentata(90% uomini)

Tralasciando il titolo
Questo video mostra la ghettizzazione di africani bianchi,nel sud Africa se non sbaglio, può essere un paragone interessante.

 
Il fatto che ci sia razza X che tenta di integrarsi forzosamente con razza Y, nonostante razza Y la disprezzi, detesti e la consideri inferiore, è prova provata che razza X sia inferiore.
Il suprematismo razziale è un dato di fatto, (come la superiorità genetica tra individui nella stessa razza, alla base dell'agenda eugenetica delle np nostrane) basti vedere come alcune razze comandino il mondo e altre vivano ancora nel 1800.
 
Il fatto che ci sia razza X che tenta di integrarsi forzosamente con razza Y, nonostante razza Y la disprezzi, detesti e la consideri inferiore, è prova provata che razza X sia inferiore.
Il suprematismo razziale è un dato di fatto, (come la superiorità genetica tra individui nella stessa razza, alla base dell'agenda eugenetica delle np nostrane) basti vedere come alcune razze comandino il mondo e altre vivano ancora nel 1800.
Se la superiorità ti porta verso l'autodistruzione demografica e la necessaria importazione di manodopera da altri paesi,che non sei in grado di gestire,chettenefai?
 
Il razzismo è classismo, ma pochi lo sanno. Nessun uomo di destra odia un giocatore di basket NBA afroamericano milionario, ma diversi odiano l'immigrato povero che fa crimini
 
Gli italiani non sono bianchi.
Dipende cosa intendi, se vogliamo prendere le categorizzazioni razziologiche, sono caucasoidi di sottorazza eurpoide anche se il sud italia ha avuto una componente levantiva. Però sì, il settentrione è più geneticamente coeso con i paesi limitrofi rispetto ai sud italiani.
Se vogliamo semplificare la tua massima, i terroni non sono bianchi
 
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