Alla fine l'unica verità è la black pill, anche M e S, così come L, sono parametri che non sono sotto il nostro controllo. Su questo forum almeno si può parlare in modo trasparente di certe tematiche senza doversi sorbire il buonismo dei normie. Al lavoro le carampane con cui mi tocca avere a che fare fanno sempre allusioni al fatto che dovrei trovare una ragazza. Quando provo a giustificarmi spiegando che non c'è speranza, dato che ormai sono vecchio come il cucco e che sono sotto soglia, mi guardano stralunate. Ho capito che le persone, in particolare le donne, non si fanno mai domande sui meccanismi che regolano il funzionamento della realtà, semplicemente vivono e le cose accadono senza sforzo. Farsi amare non è una battuta di caccia, non deve mai essere troppo impegnativo e difficile. Se passano gli anni e non capitano occasioni di sesso o relazioni, vuol dire che si è nati sotto una stella infausta per ciò che riguarda l’amore e che ogni sforzo sarà vano. Tutto è deciso alla nascita. Se bisogna arrovellarsi sul perché non si piace, è già finita in principio. Infatti, si capisce precocemente se la propria vita ha potenziale o meno; se alle medie o alle superiori non si batte chiodo, non si batterà chiodo nemmeno in futuro, si è nati sfigati e non c’è molto altro da fare. Chi ha successo con le donne ed è brillante socialmente non ha dovuto seguire decine di “lezioni di rimorchio” da parte di sedicenti coach o andare per 10 anni dallo psicologo per ottenere competenze sociali che risultano naturali persino agli scimpanzé.
Bisogna accettare che per alcuni individui le aspirazioni fondamentali della vita, come acquisire una ricchezza significativa, raggiungere uno status elevato o avere una relazione sentimentale, non sono solo difficili da realizzare, sono fondamentalmente e permanentemente irraggiungibili. Non si tratta di sfortuna, di una strategia sbagliata o di una battuta d’arresto temporanea, è una parte intrinseca e immutabile della loro identità e del loro destino, immutabile come la loro altezza o il colore degli occhi. Sono nati sotto la “stella dei falliti”.
In un mondo giusto o logico, cause specifiche (sforzo intenso, acquisizione di competenze, lavoro disciplinato) porterebbero a effetti proporzionali (successo, riconoscimento, ricompense). Per il fallito questo rapporto causa-effetto è spezzato: egli può allenarsi con dedizione e finire per giocare a calcio peggio di un Pinco Pallino qualunque che non si è mai allenato in vita sua; può studiare uno strumento musicale e dopo anni suonare come se avesse appena preso in mano lo strumento; può intraprendere un percorso di studi universitario e, nonostante lo studio costante, laurearsi con un voto nettamente inferiore rispetto ad un coetaneo che non si è mai impegnato più di tanto, ma ha un QI superiore al suo.
Definiamo dunque due percorsi di vita:
Percorso A (miglioramento personale): una vita di disciplina, duro lavoro e sforzi incessanti. Risultato: seghe, solitudine e povertà.
Percorso B (accettazione edonistica): una vita di gratificazione immediata (giocare ai videogiochi, guardare film, mangiare cibo spazzatura, ecc.). Risultato: seghe, solitudine e povertà.
Poiché il risultato finale è identico, la variabile è il percorso: il percorso A è pieno di stress e frustrazione; il percorso B è pieno di piacere immediato. L’unica scelta razionale è il percorso B. Scegliere la via più impervia per ottenere il medesimo risultato negativo è illogico e masochistico.
D’altronde il mondo è strutturato come una piramide. Perché vi siano vincitori in cima, devono esserci falliti alla base. Tale gerarchia non è un’anomalia, è una caratteristica intrinseca della realtà. Essa crea l’attrito, il conflitto e le disparità che guidano l’azione nel mondo: le guerre, la criminalità, la competizione, il dramma. Un mondo in cui tutti avessero successo, fossero felici e benestanti sarebbe un’utopia statica, noiosa e insostenibile. Il fallito non è una vittima fortuita di questo sistema, ne è una componente fondamentale in quanto il suo fallimento è ciò che permette al successo altrui di avere un significato. È lo “sterco” da cui crescono i “fiori” che costituiscono la crema della società. Pertanto, l’unica risposta sensata è scegliere consapevolmente e deliberatamente la via di minor resistenza, smettere di lottare per ciò che è irraggiungibile, rifiutare la pressione sociale ad “essere la versione migliore di sé”, accogliere il decadimento, cercare piaceri effimeri, anestetizzare il dolore dell’esistenza con le distrazioni più disparate. Il fallito, comunque, non ha nulla da perdere dato che da quando è venuto al mondo non ha mai avuto alcun potenziale.