Omicidio di Marielle Franco, condannati a 76 anni di carcere due influenti politici brasiliani
Dopo otto anni hanno finalmente un volto i mandanti dell’omicidio di Marielle Franco, 38 anni, attivista per i diritti umani e consigliera comunale del partito Socialismo e Libertà, uccisa il 14 marzo del 2018, insieme all'autista Anderson Gomes, dopo aver partecipato a una manifestazione per le donne a Rio.
La Corte suprema del Brasile ha condannato all'unanimità l’ex deputato Chiquinho Brazao e suo fratello Domingos Brazão, ex consigliere della Corte dei Conti, a 76 anni e tre mesi di carcere ciascuno, riconoscendoli come mandanti dell'omicidio. I due sono stati condannati anche per tentato omicidio di Fernanda Chaves, all'epoca addetta stampa di Franco, che era in macchina e è sopravvissuta. Secondo i giudici, i fratelli Brazao erano anche ai vertici di una milizia attiva nella zona ovest della città.
Nella stessa sentenza è stato condannato a 18 anni di reclusione Rivaldo Barbosa, ex capo della Polizia civile, per depistaggio e corruzione: per la Corte avrebbe deliberatamente ostacolato le indagini successive al delitto, pur senza prendere parte alla pianificazione del duplice omicidio.
Sono stati condannati anche due ex agenti di polizia: Ronald Paulo de Alves Pereira, per aver pedinato Marielle Franco nei giorni precedenti il crimine, e Robson Calixto Fonseca, noto come Il Pesce, che risponderà solo di associazione a delinquere armata per aver consegnato l'arma del delitto all’esecutore materiale dell’omicidio, l’ex poliziotto Ronnie Lessa, arrestato nel 2019, insieme al collega Elcio Vieira de Queiroz.
“Sono stati otto anni di lotta per scoprire chi ha ordinato l'uccisione di Marielle e perché. Sono stati otto anni di lotta per ottenere piena giustizia”, ha commentato la sorella di Franco, Anielle Franco. “Oggi il sistema giudiziario brasiliano ha onorato la memoria di Marielle e Anderson. Il Brasile inizia un nuovo capitolo storico nella lotta alla violenza politica basata sul genere e sulla razza. L'impunità non può far parte della nostra democrazia”.
Il lungo percorso che ha portato alle condanne è stato caratterizzato da una serie tortuosa di colpi di scena che hanno incluso la distruzione di prove, frequenti sostituzioni dei responsabili delle indagini e persino la rivelazione che l'allora capo della divisione omicidi, Rivaldo Barbosa, aveva attivamente ostacolato le inchieste. Barbosa non è stato condannato per omicidio, poiché i giudici hanno ritenuto insufficienti le prove della sua partecipazione agli omicidi, ma è stato riconosciuto colpevole dei reati minori di depistaggio e corruzione per aver ricevuto tangenti dai fratelli Brazão.
Appartenente alla comunità LGBTQ+, femminista e di origine afro-brasiliane, Franco era diventata la voce degli abitanti delle favelas (che ospitano quasi un quarto della popolazione di Rio de Janeiro), presiedeva la commissione per i diritti delle donne, era una fervente sostenitrice del diritto alla casa e avvertiva spesso i residenti di non partecipare ai nuovi progetti illegali delle milizie.
Una delle attività più redditizie della milizia guidata dai fratelli Brazão era l'occupazione illegale di terreni, molti dei quali in aree protette dal punto di vista ambientale, seguita dallo sviluppo immobiliare e dalla fornitura di servizi come l'elettricità e Internet.
“Marielle Franco era diventata un ostacolo molto significativo per gli interessi economici e politici dei mandanti dell’omicidio”, ha commentato il procuratore Alexandre de Moraes.
Il nostro articolo aggiornato
Lottava da anni contro le disuguaglianze razziali e contro la violenza sessuale. Freddata insieme al suo autista con nove colpi di arma da fuoco.
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