Non capisco il nesso. Il patriarcato è esistito e limitava le libertà femminili. Io sono contrario. Fino qui arrivo. Non capisco il collegamento che fai tra quella società e questa. Perché,alla morte del patriarcato, non ci si può stabilizzare su un livello di parità? Perché ora alcune leggi sono "pro" donna ben al di là dei loro sacrosanti diritti?A me basterebbe che fossero tutelati i di entrambi i sessi,mica voglio tornare al padre/padrone
Lo scrivo a te ma è come se lo scrivessi a tutti. A volte si dice che la causa della sofferenza femminile sia sistemica, mentre quella maschile sia individuale. Ora cerco di spiegare perché la sofferenza maschile sia sistemica.
Parlerò di sociologia e sarà noioso, discorsivo e prolisso. Ma spero di non tralasciare nulla.
Innanzitutto, per semplificazione non l'ho incluso nel thread ma credo che sia sempre implicito quando si parla di patriarcato: la società oggi non è patriarcale, ma deriva dalla società patriarcale e ne ha ancora molti resti. Anzi, in un certo senso il problema degli uomini è proprio che il Patriarcato vero e proprio è finito.
Ora, partiamo dalla base, cos'è una società? Un insieme di individui che si muovono secondo certe dinamiche. Queste dinamiche sono determinate da certi valori. Questi valori derivano da ruoli sociali in funzione di certe doti biologiche che ERANO fuori dal nostro controllo alle origini della civiltà.
A farla semplice, la dinamica patriarcale, nella dimensione che ci interessa, è una dinamica di potere che vede gli uomini al vertice e la donna subordinata alla volontà maschile. Se sei donna e dici a tuo marito che hai mal di testa e non lo vuoi fare ti sei appena condannata a morte: gli basta dire che sei isterica, mandarti a fare l'elettroshock insieme ad eventuali figlie e stuprare la prima adolescente dei bassifondi che trova. Grazie soprattutto alle lotte femministe di inizio e metà '900, e all'invenzione di misure contraccettive che hanno permesso di programmare e rimandare la gravidanza e favorire l'inserimento della donna nella società lavorativa (e quindi società maschile), questa dinamica nel mondo Occidentale non esiste più a livello sistemico, se qualcuna lo afferma non è neanche degna dei vostri pensieri (ma voi datele della cretina lo stesso, perché deve sapere).
Quanto ai valori, anche qui a farla semplice: la Donna di valore deve essere casta, pudica, servizievole, vergine. Se esprime le proprie emozioni viene etichettata come isterica ed il proprio valore come individuo umano e sociale le è riconosciuto principalmente per la propria capacità di fare figli.
L'Uomo di valore dev'essere l'opposto, macchina sessuale, dominatore, al comando, risoluto, deciso, deve ambire all'ideale di Übermensch. Se esprime proprie emozioni che non siano rabbia od odio non viene etichettato come isterico, ma viene proprio meno il suo valore come uomo. Il valore come individuo umano gli è riconosciuto a priori, ma come individuo sociale solo in funzione di questi valori. Anche se non rispecchia quell'ideale di Uomo, rimane quindi superiore alla Donna. Per qualche anno non si parlava di altro che di Alpha, Sigma e Beta, che altro non sono che codici che racchiudono quei valori o la loro assenza.
Le donne si sono emancipate da questa concezione di sé e di cosa determini il proprio valore nella società (seppur non completamente: esempio stupido di un relitto che vedi ancora oggi: è raro che una donna faccia delle battute, è ancora più raro che queste battute facciano ridere: non è che le donne siano noiose per natura, è che alle bambine/ragazze viene insegnato a limitare la propria iniziativa: assecondare è più femminile. Una Donna asseconda, non ha iniziativa. La proattività suggerisce apertura, che suggerisce disinvoltura, che suggerisce disinibizione. Quindi la brava figliola non fa battute, ma si sente in dovere - per testimonianza di mooooolte donne - di ridere alle battute degli amici maschi. Oppure, il fatto che il loro valore in quando donna corrisponde al loro valore in quanto madre lo vediamo nell'evidenza che gli affidi dei figli post-divorzio vadano sempre alla madre, che essendo donna viene ancora concepita dalla società come colei che DEVE occuparsi dei figli). Oggi possono essere dominatrici, risolute, decise, macchine sessuali, si possono vestire da uomo, da donna, possono fare sport che non siano danza (leggiadria suggerisce purezza, purezza suggerisce castità) eccetera eccetera; oppure, se vogliono, possono essere ancora caste, pudiche, servizievoli e conservarsi per il matrimonio.
Gli uomini, d'altra parte, sono un disastro. C'è una teoria evoluzionistica secondo cui ad evolversi "meglio" sono gli animali che si sono trovati sul fondo della piramide alimentare, secondo questa teoria animali come coccodrilli e tigri non hanno mai avuto bisogno di doti che già non posseggano per sopravvivere, benché fattualmente una tigre con le ali sarebbe più forte di una normale; ma visto che dominano, si adagiano sul cucuzzolo della piramide mentre vengono superati da scimmie senza peli che mangiano il midollo delle ossa lasciate dalle iene. Proprio come se partendo da una posizione svantaggiosa si riuscisse ad avere più momento per migliorare. Stringendo: gli uomini non hanno mai dovuto reinventarsi, perché il sistema giocava a loro favore, ma lo faceva finché l'intero sistema funzionava. Se le donne escono dal sistema patriarcale rimangono solo gli uomini dominatori, ma senza più donne da dominare. Il sistema collassa. Ora, idealmente noi maschietti ci saremmo emancipati dal Patriarcato insieme alle sessantottine, ma visto che siamo come le tigri e i coccodrilli, leggiamo ancora il nostro ruolo nella società come se fossimo nel Patriarcato. Ecco perché all'inizio ho scritto che in un certo senso il problema degli uomini è proprio che il Patriarcato vero e proprio sia finito.
Quindi mentre la Donna di valore oggi ha valore individuale e sociale a prescindere da tutto (sebbene possa sentire pressioni per la propria disinibizione, se l'accolla e vive la propria sessualità in maniera per molti versi molto meno frustrante degli uomini), gli uomini hanno ancora valore individuale, e di conseguenza sociale, se sono stoici, forti, assertivi eccetera eccetera. Questi valori non si incastrano più nella società e sono solo un investimento senza ritorno, quindi siamo tristi, depressi, frustrati, ci suicidiamo eccetera. Se anche noi proponessimo un'alternativa di modello di mascolinità (che non significa essere un maschio performativo perché quello esiste in funzione diretta di piacere alle donne) saremmo tutti più felici.
Ecco perché odio il Patriarcato, perché il suo sistema di valori anacronistico è la condanna all'infelicità di noi uomini (o almeno, il mio. Il thread è mio e parlo per me).
Poi ci sarebbe da scrivere sul perché avanzare quella proposta sarebbe impossibile (è impossibile) e dentro c'entrano logiche economiche, sovrastrutture sociali, lotta di classe e tanto altro. D'altra parte qualcuno definì la società come quello che sta in mezzo alla propria nascita e la propria morte, cioè, biologicamente parlando, la riproduzione, quindi il sesso. Cioè le nostre frustrazioni affettive e sessuali derivano da ogni possibile aspetto immaginabile della società.