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La lettera di "Michele" esposta in bacheca con la sua foto -- La lettera e la foto di Michele Valentini in bacheca a Tarcento https://www.udinetoday.it/cronaca/lettera-michele-valentini-bacheca-tarcento.html © UdineToday
Oggi volevo portare la storia di Michele. Anche se magari può sembrare fuori tema rispetto alle nostre solite discussioni, credo che possa riprendere alcuni dei nostri pensieri. Non parlo a livello personale, ovviamente, ma per il modo in cui ha deciso di arrendersi. La sua morte, purtroppo, è stata dimenticata da questa società, e ciò prova quanto essa faccia veramente pena, un mondo in cui, per colpa di un HR (e aggiungo che spesso sono donne), si mette letteralmente in mano a qualcuno la propria vita.
Il rifiuto non esiste solo in amore, ma soprattutto sul lavoro dove, proprio come nelle app di incontri, vieni scartato solo per il tuo aspetto. A me succede continuamente, ormai non riesco più a contare quanti rifiuti ho ricevuto. Il curriculum non è più un foglio che raccoglie le tue esperienze lavorative, ma una vera e propria sfilata di moda che serve solo a far capire quanto tu sia vendibile a questa società e ai datori di lavoro. I social stanno costruendo un mondo dove dobbiamo essere tutti performanti, come nei calendari dei vigili del fuoco a petto nudo, ma pagati meno della metà di un mendicante al semaforo.
Il rifiuto nel lavoro non è solo l'ennesimo no: è la fine dei tuoi sogni, delle tue ambizioni e l'inizio delle tue insicurezze. Ti colpisce con le donne, con la vita, nel modo in cui affronti le cose. E anche se per molti questo può non sembrare collegato, invece sono cose che camminano di pari passo, specialmente dopo i 20 anni.
La storia di Michele ci ricorda che dietro ogni rifiuto freddo e standardizzato c'è un essere umano che crolla. Finché questa società continuerà a premiare solo l'apparenza e la produttività, pretendendo risultati che vanno anche oltre quello che guadagni e ignorando il peso psicologico di questi continui sbarramenti, rimarrà un sistema profondamente disumano, capace di isolare e spegnere chiunque non si adegui ai suoi standard artificiali.
Con affetto anche alla famiglia di Michele, un incel disoccupato qualsiasi.
Oggi volevo portare la storia di Michele. Anche se magari può sembrare fuori tema rispetto alle nostre solite discussioni, credo che possa riprendere alcuni dei nostri pensieri. Non parlo a livello personale, ovviamente, ma per il modo in cui ha deciso di arrendersi. La sua morte, purtroppo, è stata dimenticata da questa società, e ciò prova quanto essa faccia veramente pena, un mondo in cui, per colpa di un HR (e aggiungo che spesso sono donne), si mette letteralmente in mano a qualcuno la propria vita.
Il rifiuto non esiste solo in amore, ma soprattutto sul lavoro dove, proprio come nelle app di incontri, vieni scartato solo per il tuo aspetto. A me succede continuamente, ormai non riesco più a contare quanti rifiuti ho ricevuto. Il curriculum non è più un foglio che raccoglie le tue esperienze lavorative, ma una vera e propria sfilata di moda che serve solo a far capire quanto tu sia vendibile a questa società e ai datori di lavoro. I social stanno costruendo un mondo dove dobbiamo essere tutti performanti, come nei calendari dei vigili del fuoco a petto nudo, ma pagati meno della metà di un mendicante al semaforo.
Il rifiuto nel lavoro non è solo l'ennesimo no: è la fine dei tuoi sogni, delle tue ambizioni e l'inizio delle tue insicurezze. Ti colpisce con le donne, con la vita, nel modo in cui affronti le cose. E anche se per molti questo può non sembrare collegato, invece sono cose che camminano di pari passo, specialmente dopo i 20 anni.
La storia di Michele ci ricorda che dietro ogni rifiuto freddo e standardizzato c'è un essere umano che crolla. Finché questa società continuerà a premiare solo l'apparenza e la produttività, pretendendo risultati che vanno anche oltre quello che guadagni e ignorando il peso psicologico di questi continui sbarramenti, rimarrà un sistema profondamente disumano, capace di isolare e spegnere chiunque non si adegui ai suoi standard artificiali.
Con affetto anche alla famiglia di Michele, un incel disoccupato qualsiasi.