Whitepill Tanta tanta neve a Campo Imperatore (Abruzzo), Centro Italia, 2150 mt slmm

Speranza illusoria per chi ci crede ancora

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A Campo Imperatore, una delle località più innevate d'Italia e non sono, in alcuni punti ormai si sfiorano i 3 m.😲🌨🌨❄️🌨🏂🚠🗻⛷️

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#gransasso #CampoImperatore #Abruzzo #neveIMG_4224.jpeg
 
L'ondata di gelo e neve che colpì l'Italia l'8 e il 9 aprile 2003 è rimasta negli annali come uno degli eventi di freddo tardivo più intensi e insoliti della storia meteorologica recente, proprio a causa della sua collocazione temporale così avanzata in primavera.
L'evento fu causato da una combinazione di fattori dinamici e termici eccezionali:
1. La dinamica del Vortice Polare (Final Warming)
In quel periodo si verificò un Final Warming di tipo precoce e molto dinamico. La stratosfera subì un riscaldamento che portò alla frammentazione del vortice polare. Questo causò un forte rallentamento del flusso zonale (le correnti da ovest che portano aria mite atlantica) e favorì la formazione di un poderoso anticiclone di blocco sull'Europa settentrionale e sulla Scandinavia (il cosiddetto Scand High).
2. L'irruzione di aria Artico-Continentale
La posizione dell'anticiclone sul Nord Europa agì come un ingranaggio, attivando sul suo bordo orientale una discesa impetuosa di aria Artico-Continentale proveniente direttamente dalla Russia e dalla Siberia. Poiché il "serbatoio" gelido orientale era ancora molto colmo nonostante fosse aprile, l'aria giunta sull'Italia aveva caratteristiche prettamente invernali, con temperature a 850 hPa (circa 1500 metri) che scesero fino a -10°C / -12°C su gran parte del Centro-Nord.
3. Effetti sull'Italia: il "Buran di aprile"
L'aria gelida entrò dalla porta della Bora, riversandosi nel Mediterraneo e contrastando con le acque superficiali già in fase di riscaldamento. Questo contrasto termico generò:
* Neve in pianura e sulle coste: La neve cadde con accumulo su diverse città della costa adriatica (come Bari, Termoli e Vasto) e in pianura in Emilia-Romagna, Marche e Abruzzo.
* Gelo intenso: Si registrarono minime notturne ampiamente sotto lo zero in pianura (anche -5°C/-7°C in Val Padana), con danni incalcolabili all'agricoltura poiché la vegetazione era già in fase di fioritura avanzata.
* Venti di tempesta: Forti venti di Bora e Tramontana accentuarono la percezione del freddo (wind chill).
Analisi dei fatti
Analizzando i dati climatici, quell'evento rappresenta un paradosso meteorologico: avvenne infatti a poche settimane di distanza dall'inizio dell'estate 2003, che sarebbe poi diventata la più calda di sempre in Europa. Questo dimostra come la transizione stagionale guidata dalla dissoluzione del vortice polare possa generare estremi opposti in tempi brevissimi.
 
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