Totocalcio: una schedina, una tradizione

Magic92

Non esiste curva dove non si possa sorpassare
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Oggi il Totocalcio è considerato da molti una cosa superata, quasi un reperto da museo del calcio italiano. Eppure io continuo a giocarlo: una o due colonne, niente di più. So benissimo che non è più di moda e che ormai il mondo delle scommesse è completamente cambiato, ma per me resta l’unico vero “vizio” che mi concedo. Probabilmente è una questione di nostalgia, e non lo nego.

Il Totocalcio, però, non è solo una schedina. È tutto quello che ci girava intorno. L’attesa della domenica sera, la penna o la matita in mano, i risultati segnati uno a uno mentre in TV parlavano Paolo Valenti, Gian Piero Galeazzi o Fabrizio Maffei a 90° Minuto. Senza quelle voci, senza quel rituale, il Totocalcio ha inevitabilmente perso parte del suo fascino.

Personalmente, una volta ho fatto 12. Non ha pagato granché, ma me lo ricordo ancora oggi molto più di tante altre giocate o scommesse. Perché certe soddisfazioni non si misurano solo in base alla vincita, ma a quello che rappresentano. Continuerò a giocare poche colonne, senza aspettarmi miracoli. Non per inseguire il colpo grosso, ma per tenere viva una tradizione che per me ha ancora un valore speciale.

E sono curioso di sapere se anche voi avete qualche ricordo legato al Totocalcio e se soprattutto avete mai fatto 12/13 oppure anche il "9".
 
Ricordo benissimo negli anni 90 che il totocalcio era diffuso da morire, mio zio e mio padre ci giocavano anche se non ha mai comprato un gratta e vinci in vita loro e un mio compagno di scuola riusci a fare 13
 
Ricordo benissimo negli anni 90 che il totocalcio era diffuso da morire, mio zio e mio padre ci giocavano anche se non ha mai comprato un gratta e vinci in vita loro e un mio compagno di scuola riusci a fare 13
Il tuo compagno di scuola quanto riuscì a vincere? Il 13 ai tempi di solito pagava tantissimo
 
Io l'unica volta che sono riuscito a fare 12 in vita mia ho vinto intorno agli 80 euro 😅🤣
Io una volta ho fatto 12 ma avevamo giocato in 3 e presi una decina di euro 🤣
come mai c’era così tanta discrepanza da considerarsi abissale tra il 12 e il 13?

ps: mi hai fatto venir a mente il film di Lino Banfi al Bar dello Sport ahahah stupendo quel film, tantissima roba
 
come mai c’era così tanta discrepanza da considerarsi abissale tra il 12 e il 13?

ps: mi hai fatto venir a mente il film di Lino Banfi al Bar dello Sport ahahah stupendo quel film, tantissima roba
La discrepanza enorme tra 12 e 13 nasceva dal fatto che il Totocalcio era strutturato in modo fortemente piramidale. Il 13 era considerato l’obiettivo perfetto: rarissimo, quasi mitologico. I montepremi erano pensati per premiare in modo sproporzionato chi centrava tutte e tredici le partite, mentre il 12, pur essendo un risultato difficilissimo, restava comunque una fascia intermedia.

In pratica il sistema funzionava così: la maggior parte del montepremi veniva concentrata sul 13, perché statisticamente pochissimi riuscivano a farlo. Il 12, invece, veniva spesso realizzato da molte più persone nello stesso concorso, quindi la vincita si frammentava parecchio. Bastava che il palinsesto fosse un minimo prevedibile e i 12 diventavano tanti con premi inevitabilmente più bassi.

Hai fatto benissimo a citare Al Bar dello Sport, Hisoka 🤩 Quel film con Lino Banfi racconta perfettamente lo spirito dell’epoca: il Totocalcio come sogno collettivo, come rito sociale, come speranza che per una settimana intera ti faceva sentire a un passo dal colpo grosso. Altro che quote e app: lì c’era poesia, attesa e fantasia.
 
La discrepanza enorme tra 12 e 13 nasceva dal fatto che il Totocalcio era strutturato in modo fortemente piramidale. Il 13 era considerato l’obiettivo perfetto: rarissimo, quasi mitologico. I montepremi erano pensati per premiare in modo sproporzionato chi centrava tutte e tredici le partite, mentre il 12, pur essendo un risultato difficilissimo, restava comunque una fascia intermedia.

In pratica il sistema funzionava così: la maggior parte del montepremi veniva concentrata sul 13, perché statisticamente pochissimi riuscivano a farlo. Il 12, invece, veniva spesso realizzato da molte più persone nello stesso concorso, quindi la vincita si frammentava parecchio. Bastava che il palinsesto fosse un minimo prevedibile e i 12 diventavano tanti con premi inevitabilmente più bassi.

Hai fatto benissimo a citare Al Bar dello Sport, Hisoka 🤩 Quel film con Lino Banfi racconta perfettamente lo spirito dell’epoca: il Totocalcio come sogno collettivo, come rito sociale, come speranza che per una settimana intera ti faceva sentire a un passo dal colpo grosso. Altro che quote e app: lì c’era poesia, attesa e fantasia.
minchia però se ci pensi, se fai oggi un “12” prendendo 12 squadre con risultati fissi, prendi veramente ma veramente un botto

(anche se ad oggi dipende da quanto punti, mentre all’epoca bastava 1€? ed il montepremi era uguale per tutti? un po’ come il superenalotto oppure funzionava diversamente?)
 
Io con mio padre, all'epoca, ci divertivamo a fare i sistemi ridotti. Praticamente giocavamo 7 doppie con circa 15 euro.
Abbiamo vinto un paio di volte, ma stiamo parlando di piccole cifre tipo 70-80 euro.
Il Totocalcio è stato via via sostituito dalle scommesse sportive, anche qui un tempo ci divertivamo come matti ma da quando la serie A è diventata spezzatino si è perso tutto il divertimento.
 
La discrepanza enorme tra 12 e 13 nasceva dal fatto che il Totocalcio era strutturato in modo fortemente piramidale. Il 13 era considerato l’obiettivo perfetto: rarissimo, quasi mitologico. I montepremi erano pensati per premiare in modo sproporzionato chi centrava tutte e tredici le partite, mentre il 12, pur essendo un risultato difficilissimo, restava comunque una fascia intermedia.

In pratica il sistema funzionava così: la maggior parte del montepremi veniva concentrata sul 13, perché statisticamente pochissimi riuscivano a farlo. Il 12, invece, veniva spesso realizzato da molte più persone nello stesso concorso, quindi la vincita si frammentava parecchio. Bastava che il palinsesto fosse un minimo prevedibile e i 12 diventavano tanti con premi inevitabilmente più bassi.

Hai fatto benissimo a citare Al Bar dello Sport, Hisoka 🤩 Quel film con Lino Banfi racconta perfettamente lo spirito dell’epoca: il Totocalcio come sogno collettivo, come rito sociale, come speranza che per una settimana intera ti faceva sentire a un passo dal colpo grosso. Altro che quote e app: lì c’era poesia, attesa e fantasia.
Parolaaaaaaaaaa
 
La discrepanza enorme tra 12 e 13 nasceva dal fatto che il Totocalcio era strutturato in modo fortemente piramidale. Il 13 era considerato l’obiettivo perfetto: rarissimo, quasi mitologico. I montepremi erano pensati per premiare in modo sproporzionato chi centrava tutte e tredici le partite, mentre il 12, pur essendo un risultato difficilissimo, restava comunque una fascia intermedia.

In pratica il sistema funzionava così: la maggior parte del montepremi veniva concentrata sul 13, perché statisticamente pochissimi riuscivano a farlo. Il 12, invece, veniva spesso realizzato da molte più persone nello stesso concorso, quindi la vincita si frammentava parecchio. Bastava che il palinsesto fosse un minimo prevedibile e i 12 diventavano tanti con premi inevitabilmente più bassi.

Hai fatto benissimo a citare Al Bar dello Sport, Hisoka 🤩 Quel film con Lino Banfi racconta perfettamente lo spirito dell’epoca: il Totocalcio come sogno collettivo, come rito sociale, come speranza che per una settimana intera ti faceva sentire a un passo dal colpo grosso. Altro che quote e app: lì c’era poesia, attesa e fantasia.
I 13 si spartivano metà monte premi. I 12 l'altra metà.
Solo che I 12 erano 26 volte più facili da fare.
Nel lungo hanno pagato in media un ventiseiesimo, sul breve il fatto che i risultati non fossero ugualmente probabili rimescolava le carte
 
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