No, nella mia vita non c'è stato un solo avvenimento positivo purtroppo, penso che nel mondo occidentale in pochi abbiano avuto una vita di merda come la mia. Per questo io e i social siamo come il diavolo e l'acqua santa, non riuscirei a sopportare il confronto con le vite altrui. Anche sul lavoro devo lottare come un titano per sembrare un normie perché mi manca quel bagaglio comune di esperienze che viene dato per acquisito da tutte le persone normali.
Mini bio, magari qualcuno in parte ci si può rispecchiare: nato in una famiglia proletaria di brutti veri (madre impiegata e padre spazzino) ed emarginato socialmente fin dall'adolescenza, ho abbandonato la scuola in quinta superiore perché non riuscivo più a sopportare la mia condizione di finito vero. Nonostante non sia mai stato bullizzato, alle superiori nessuno/a mi ha rivolto la parola per 5 anni, evitando persino di sedersi nei banchi di fianco al mio. All'intervallo dovevo mangiare la merenda nel cesso affinché i professori non mi vedessero in aula solo come un cane; temevo infatti che si sarebbero insospettiti e che avrebbero segnalato il fatto alla psicoladra d’istituto, cosa che alla fine è accaduta. Inoltre soffrivo le pene dell'inferno perché ero completamente cotto di una mia compagna di classe (un colpo di fulmine fin dalla prima volta che l'ho vista, praticamente è come se fossi stato sotto l'effetto di stupefacenti per diversi anni) che però, ça va sans dire, mi ha rifiutato quando ho trovato il coraggio di dichiararmi. Tra l'altro non potevo nemmeno provare ad ignorarla perché era in classe con me. In aggiunta a tutto ciò, la mia inettitudine per lo studio dovuta all'essere negato in quasi ogni materia o attività è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: come avevo già accennato in precedenza ho perciò abbandonato le superiori in quinta.
Sono seguiti anni da NEET intervallati da candidature per posti di lavoro infernali da cui sono scaturite ulteriori crudezze, ma sorvolo per brevità. Vedendo che nessun datore aveva intenzione di farmi un qualsivoglia tipo di contratto (persino per fare il bracciante agricolo preferivano assumere stranieri perché sostenevano che gli stranieri si lamentassero meno) ho deciso di riprendere il percorso scolastico in quanto non intravedevo altri sbocchi. Dato che la mia scuola superiore non aveva un programma serale, sono praticamente stato costretto a comprare il diploma. Subito dopo ho incominciato l'università a circa 22 anni, ma pure in questo caso il terzo anno ho cominciato ad avere difficoltà con gli esami, sebbene i primi due anni fossero andati molto bene e fossi sempre rimasto in corso. Ahimè, anche all'università sono stato trattato come una pezza da piedi e forse mi hanno bullizzato più che alle superiori. Ricordo ad esempio che durante una festicciola di Natale in facoltà la professoressa del corso stava versando lo spumante nei bicchieri che noi studenti avevamo in mano, dimenticandosi però di me; dopo che lo feci notare, una mia collega urlò davanti a tutti: – Ma di che ti lamenti, tanto tu sei sempre escluso! – E giù le risatine.
Siccome iniziavo a rendermi conto che il traguardo della laurea stava diventando sempre più irraggiungibile, che stavo diventando sempre più vecchio e quindi sempre meno appetibile per il mondo del lavoro, ho ripreso poi a cercare un lavoro prima che fosse troppo tardi finendo per fare la guardia giurata in condizioni di lavoro disumane.
Ecco, forse l'unico cosiddetto "successo" della mia vita è stato vincere un paio di anni fa un concorso da ultima ruota del carro in un Comune, peraltro lontano da casa. Cosiddetto perché una persona normodotata con l'impegno che ho profuso in tutti questi anni sarebbe diventata un magistrato o un diplomatico, non un travet che ha a malapena i soldi per sopravvivere.