Oggi ho notato quanto un paradosso che ritenevo sporadico, si sia in realtà dimostrato un fenomeno ben strutturato: facendo riferimento alla ww2, la maggior parte delle canzoni di "guerra" non hanno come tema centrale appunto "la guerra", "l'amore per la patria", "l'onore militare", "il patriottismo", come si penserebbe, bensì l'amore verso il proprio nucleo familiare o più precisamente verso una ragazza/la ragazza amata, la quale è in attesa che l'uomo che ama torni dal fronte. Ed è una caratteristica trasversale allo schieramento politico/militare.
- Erika (Tedesca)
- Lili Marlene (Tedesca, ma tradotta già al tempo in Italiano, inglese, etc e probabilmente la più famosa)
- Katyusha (Russa)
- We'll meet again (inglese o americana)
- etc.
Il motivo è chiaro: la guerra, la possibilità di morire, l'incertezza del futuro prossimo, porta l'uomo a confrontarsi con la consapevolezza della propria fine, in maniera tanto brutale quanto una 30enne che acchiappa il wall dopo anni di cazzosello. Quindi, ciò che davanti alla fine ti manda avanti è la speranza (o meglio la consapevolezza) che ci sia qualcuno ad aspettarti, qualcuno che ti ami, una famiglia che vuole rivederti, una comunità che vuole accoglierti trionfalmente.
Alla fine, quando ti trovi alla resa dei conti, tutto diventa superfluo tranne l'affetto verso le persone care.
Ma nell'epoca moderna abbiamo distrutto il tassello più elementare e di conseguenza si disgrega tutto il resto. Della patria sono rimasti i cocci, la famiglia è un concetto obsoleto, l'amore usa e getta dura il tempo di una sborrata di alta qualità genetica, o in alternativa il tempo di lasciare la 100 euro sul comodino della troia, prima di rivestirsi.
La guerra dunque è solo un catalizzatore, rende solo più evidente ciò che realmente porta avanti gli esseri umani: il sentirsi amati (ad ogni livello). Perchè davanti alla morte, se qualcuno ti proponesse un ultimo desiderio, le risposte più gettonate sarebbero un bacio alla propria madre, un abbraccio della persona amata o un ultimo saluto alla propria famiglia.
FINITA, davvero finita per l'umanità. Talmente evoluti e avanzati da avere tutto tranne ciò di cui si ha davvero bisogno.
- Erika (Tedesca)
- Lili Marlene (Tedesca, ma tradotta già al tempo in Italiano, inglese, etc e probabilmente la più famosa)
- Katyusha (Russa)
- We'll meet again (inglese o americana)
- etc.
Il motivo è chiaro: la guerra, la possibilità di morire, l'incertezza del futuro prossimo, porta l'uomo a confrontarsi con la consapevolezza della propria fine, in maniera tanto brutale quanto una 30enne che acchiappa il wall dopo anni di cazzosello. Quindi, ciò che davanti alla fine ti manda avanti è la speranza (o meglio la consapevolezza) che ci sia qualcuno ad aspettarti, qualcuno che ti ami, una famiglia che vuole rivederti, una comunità che vuole accoglierti trionfalmente.
Alla fine, quando ti trovi alla resa dei conti, tutto diventa superfluo tranne l'affetto verso le persone care.
Ma nell'epoca moderna abbiamo distrutto il tassello più elementare e di conseguenza si disgrega tutto il resto. Della patria sono rimasti i cocci, la famiglia è un concetto obsoleto, l'amore usa e getta dura il tempo di una sborrata di alta qualità genetica, o in alternativa il tempo di lasciare la 100 euro sul comodino della troia, prima di rivestirsi.
La guerra dunque è solo un catalizzatore, rende solo più evidente ciò che realmente porta avanti gli esseri umani: il sentirsi amati (ad ogni livello). Perchè davanti alla morte, se qualcuno ti proponesse un ultimo desiderio, le risposte più gettonate sarebbero un bacio alla propria madre, un abbraccio della persona amata o un ultimo saluto alla propria famiglia.
FINITA, davvero finita per l'umanità. Talmente evoluti e avanzati da avere tutto tranne ciò di cui si ha davvero bisogno.
Ultima modifica: