Questo fine settimana sono stato a Imola. Sono sceso verso il Santerno e ho raggiunto quel piccolo parco dove si trova la statua di Ayrton Senna. Un luogo semplice, silenzioso. Ma carico di qualcosa che è difficile spiegare.
Io non ho vissuto la sua epoca. Sono cresciuto da tifoso Ferrari e con il mito di Michael Schumacher. Eppure Senna è sempre stato una presenza costante nella mia passione per la Formula 1: nei libri letti, nei documentari visti, nei racconti di chi c’era.
Davanti a quella statua capisci perché.
Non è solo il ricordo di un pilota straordinario. È il simbolo di ciò che la Formula 1 sa rappresentare: talento puro, dedizione assoluta e quella linea sottilissima tra grandezza e fragilità che questo sport ha sempre avuto.
Seduto lì, guardando il circuito poco distante, ho pensato a quanto sia incredibile che anche chi non ha vissuto quegli anni possa sentirne ancora il peso emotivo.
Forse perché alcune storie vanno oltre il tempo. E quella di Ayrton Senna è una di queste.
Imola non è solo un circuito. È un luogo di memoria per chi ama davvero la Formula 1.
Io non ho vissuto la sua epoca. Sono cresciuto da tifoso Ferrari e con il mito di Michael Schumacher. Eppure Senna è sempre stato una presenza costante nella mia passione per la Formula 1: nei libri letti, nei documentari visti, nei racconti di chi c’era.
Davanti a quella statua capisci perché.
Non è solo il ricordo di un pilota straordinario. È il simbolo di ciò che la Formula 1 sa rappresentare: talento puro, dedizione assoluta e quella linea sottilissima tra grandezza e fragilità che questo sport ha sempre avuto.
Seduto lì, guardando il circuito poco distante, ho pensato a quanto sia incredibile che anche chi non ha vissuto quegli anni possa sentirne ancora il peso emotivo.
Forse perché alcune storie vanno oltre il tempo. E quella di Ayrton Senna è una di queste.
Imola non è solo un circuito. È un luogo di memoria per chi ama davvero la Formula 1.
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