Leggendo questo thread, rispondo solo con: spero di diventare un genitore migliore rispetto a quelli miei, ma soprattutto rispetto ai miei nonni.
Io e mia moglie, appena riusciremo a prendere una casa nuova, proveremo subito a diventare genitori, però in tutto questo ho parecchie ansie sul non riuscire ad essere un padre e un educatore adatto.
Io di traumi ne ho ricevuti non pochi in infanzia e adolescenza, specialmente che passai l’infanzia a girovagare per l’Europa (4 traslochi in 12 anni…), quindi nuove scuole, nuovi “amici”, a volte persino nuove lingue (che mi causò problemi a parlare, dovetti andare dalla logopedista appena ritornato in Italia); in più metteteci un padre non proprio presente per motivi lavorativi (stava nella Marina Militare), quindi il 90% dell’educazione venne delegata a mia madre, la classica mamma meridionale super esigente ed isterica.
Mia madre esigeva voti alti a scuola, “fai questo, fai quello”, imposto strumento musicale a 9 anni per “musicoterapia” (lo strumento fu il pianoforte), fai nuoto, vai in Chiesa, fai catechismo, studia, guai a giocare più di mezz’ora col Gameboy (che veniva sequestrato un mese sì , l’altro pure), a nanna alle 21:30, e guai a sgarrare di un minuto; in più ci si misero in mezzo problemi economici e di depressione di mia madre (tenuti all’oscuro a me e mio fratello per anni), e mio padre che faceva guardie di notte e stava imbarcato.
In adolescenza già la situazione si stabilizzò, ma ormai i danni erano stati fatti, ultimo trasloco, ed ecco a 12-13 anni che inizio a diventare oggetto di bullismo da altri, in più altro trauma derivato da prof d’italiano super severa ed esigente, e immaginate questo abbinato alle aspettative di mia madre… Poi costretto a frequentare la chiesa anche dopo la cresima, solo perché io e mio fratello dovevamo apparire come dei figli “devoti”, ma solo perché mia madre faceva la maestra d’asilo dalle suore del paesino.
Poi si chiedono ancora perché dai 16 anni in poi mi buttai sull’alcolismo (per fortuna superata come fase, anche abbastanza presto); almeno mi fu concesso di cambiare strumento musicale, e passai al basso elettrico (a 13 anni fui folgorato dal metal, in qualche modo dovevo sfogarmi…).
Ah, e ovviamente stile capelli e vestiario imposto da mia madre, che era convinta che l’unico taglio possibile per i miei capelli era quello a spazzola stile skinhead (mio padre se li portata uguale i capelli), ed era sempre mia madre a “spingerci” a vestirci in un certo modo rispetto ad un altro. Sapete quando trovai un taglio di capelli decente per me dal parrucchiere? A 27 anni. E molto del mio stile attuale, parecchio migliore rispetto a quello di 10-15 anni fa, lo devo a mia moglie.
Sicuramente io proverò a non imporre niente di tutto ciò ai miei futuri figli, al massimo solo suggerimenti o ore rimanenti, ma imporre a un bambino di fare roba “perché va fatta” è il modo migliore per cui inizierà poi a odiare tale attività.