La lotta di classe è morta. Mark Fisher: "È più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo".
Oggi la guerra si combatte tra poveri. Non è più uno scontro tra proletariato e borghesia, ma tra chi guadagna 1500 euro al mese e chi ne percepisce 1200, il quale è a sua volta invidiato da chi ne prende 800. Invece di criticare una persona con 800 euro di stipendio per un caffè al bar, la gente non riconosce che il vero problema è il salario misero che percepisce. Siamo tutti sulla stessa barca, eppure, invece di puntare il dito contro chi è al potere, ci scanniamo tra di noi, mentre i ricchi, invece, diventano modelli da imitare perché in questa società il valore di una persona è misurato dalla sua ricchezza.
E poi c'è l'immigrazione, che negli ultimi anni ha creato un nuovo livello di "ultimi", con i braccianti che raccolgono i pomodori e fanno lavori degradanti per salari miseri. Sebbene non tutti gli immigrati lavorino, quelli che lo fanno sono costretti ad accettare impieghi umili e stipendi bassissimi. Come conseguenza si crea una pressione al ribasso sui salari che si ripercuote su tutti i lavoratori (fenomeno detto "esercito industriale di riserva", citando Marx). Attualmente gli immigrati sono impiegati in lavori di bassa manovalanza, per cui gli effetti sul mercato del lavoro non sono ancora pienamente visibili, ma in futuro sono sicuro che la competizione per lavori più qualificati porterà a un abbassamento del potere d'acquisto per l'intera forza lavoro. Ricordate che questo meccanismo non è altro che uno strumento del potere per distogliere l'attenzione da chi detiene veramente la ricchezza e il potere, creando un nuovo capro espiatorio e mettendo noi gli uni contro gli altri.