Ieri mi avevano chiesto di uscire ma ho preferito bere da solo a casa. Mi sono svegliato più tardi del solito, rincoglionito dal vino, non avevo molto da fare a lavoro e quindi ho posticipato il da farsi, da buon procrastinatore. Ho fatto solo una telefonata scazzata per una questione contrattuale, un sopralluogo e i miei dolorosi doveri quotidiani s’erano esauriti già alle 11 del mattino.
Passo davanti una tavola calda qua vicino, vedo che il piatto del giorno sono mezze maniche con guanciale e finocchietti e me l’accollo perché chi cazzo cucina mai sta roba a casa da solo, e poi così posso dire d’aver fatto qualcosa oggi. La cameriera è una tipa abbronzata visibilmente stressata ma con un bel culo stretto nei leggins neri, e fantastico sul fatto di farmela a chiusura del turno sudata e incazzata, direttamente sul piano cucina. Durante la mia permanenza al locale mando vocali ad un mio amico che vive e vuole consigli per la tipa con cui si sta frequentando, mi dice che la settimana scorsa ad una festa la stronza s’era strusciata il culo sul suo cazzo ma poi non gliel’ha data, ed era incazzato.
Pomeriggio me lo passo nel verandino, all’ombra, a squagliarmi dal caldo in mutande tracannando birra mentre qualche gatto mi fissa giudicante col suo sguardo felino. Mi arrivano altri due messaggi, inviti ad uscire in questo periodo festaiolo, ma io un cazzo, bevo la mia birra ghiacciata mezzo nudo a casa mia, ho deciso che oggi non vivrò.
Quanti vivono giornate del genere? Ti alzi al mattino e t’immergi nel nulla, e la giornata scivola via senza progressi, senza miglioramenti, sei solo tu che sei invecchiato di un giorno, hai fatto un passettino in più verso la morte rifiutando di vivere il limitatissimo tempo che hai a disposizione.
Il più grande torto che possiamo fare a noi stessi è non vivere, tanto ad autoescluderci dalla vita ci penseranno i miliardi di anni in cui la terra esisterà dopo che saremo polvere.
Ma a noi piace metterci del nostro e preferiamo rifiutare di uscire di casa e ad accontentarci comodamente di dispensare ipotetici utili consigli sulla figa ad un amico o fantasticare sulla cameriera che non ci scoperemo mai, e ci diamo l’illusione di aver concluso qualcosa oggi.
Strafinita.
Passo davanti una tavola calda qua vicino, vedo che il piatto del giorno sono mezze maniche con guanciale e finocchietti e me l’accollo perché chi cazzo cucina mai sta roba a casa da solo, e poi così posso dire d’aver fatto qualcosa oggi. La cameriera è una tipa abbronzata visibilmente stressata ma con un bel culo stretto nei leggins neri, e fantastico sul fatto di farmela a chiusura del turno sudata e incazzata, direttamente sul piano cucina. Durante la mia permanenza al locale mando vocali ad un mio amico che vive e vuole consigli per la tipa con cui si sta frequentando, mi dice che la settimana scorsa ad una festa la stronza s’era strusciata il culo sul suo cazzo ma poi non gliel’ha data, ed era incazzato.
Pomeriggio me lo passo nel verandino, all’ombra, a squagliarmi dal caldo in mutande tracannando birra mentre qualche gatto mi fissa giudicante col suo sguardo felino. Mi arrivano altri due messaggi, inviti ad uscire in questo periodo festaiolo, ma io un cazzo, bevo la mia birra ghiacciata mezzo nudo a casa mia, ho deciso che oggi non vivrò.
Quanti vivono giornate del genere? Ti alzi al mattino e t’immergi nel nulla, e la giornata scivola via senza progressi, senza miglioramenti, sei solo tu che sei invecchiato di un giorno, hai fatto un passettino in più verso la morte rifiutando di vivere il limitatissimo tempo che hai a disposizione.
Il più grande torto che possiamo fare a noi stessi è non vivere, tanto ad autoescluderci dalla vita ci penseranno i miliardi di anni in cui la terra esisterà dopo che saremo polvere.
Ma a noi piace metterci del nostro e preferiamo rifiutare di uscire di casa e ad accontentarci comodamente di dispensare ipotetici utili consigli sulla figa ad un amico o fantasticare sulla cameriera che non ci scoperemo mai, e ci diamo l’illusione di aver concluso qualcosa oggi.
Strafinita.