Ispirato dal 3d del buon Fontamara, vorrei darvi la mia visione del passaggio tra gli schemi di selezione sessuale passati rispetto a quelli attuali.
In questa disamina non mi interessa il disagio o la sofferenza degli individui coinvolti. Espongo una teoria in modo oggettivo e imparziale. I due termini del titolo non esistono online, li ho coniati io perché descrivono bene il fenomeno.
Per gran parte della storia dell’Homo sapiens si è osservata una forte discrepanza riproduttiva tra maschi e femmine. Studi genetici mostrano che storicamente si sono riprodotte molte più donne che uomini, in media circa 2 donne per ogni 1 uomo, con un picco 7–8 mila anni fa dove, in alcune popolazioni, la proporzione arrivava anche a 1 uomo ogni 15–17 donne, con una distribuzione fortemente asimmetrica delle opportunità maschili.
Questo è ciò che definisco capitalismo relazionale, ovvero uno schema poliginico dove pochi uomini concentrano gran parte del “capitale” riproduttivo in un libero mercato sessuale. È una distribuzione a forte concentrazione, molti uomini esclusi e pochi con accesso multiplo. La selezione sessuale qui è intensa, la competizione maschile interna è elevata, lo status e le risorse determinanti.
In epoca relativamente recente questo schema è stato arginato attraverso l’imposizione culturale della monogamia stabile. Norme religiose e sociali hanno vincolato le coppie nel tempo, ridistribuendo l’accesso riproduttivo maschile. Questo modello lo chiamo socialismo relazionale, meno concentrazione, meno competizione diretta e maggiore stabilità. La selezione sessuale si attenua, quella ambientale diventa più rilevante.
Oggi il socialismo relazionale è in decadenza. Divorzio, contraccezione, indipendenza economica femminile e dating online hanno riaperto un mercato molto più libero permettendo una maggior ripresa degli schemi ipergamici. Non siamo tornati alla poliginia formale, ma stiamo andando verso un sistema ibrido, monogamia di facciata e dinamiche di mercato competitive nella pratica. Questo terzo polo è meno stabile perché combina libertà individuale e forte concentrazione dell’attenzione su una minoranza maschile ad alto valore percepito, portando come risultato è una nuova asimmetria nella distribuzione delle opportunità, pur in un contesto nominalmente egualitario.
In questa disamina non mi interessa il disagio o la sofferenza degli individui coinvolti. Espongo una teoria in modo oggettivo e imparziale. I due termini del titolo non esistono online, li ho coniati io perché descrivono bene il fenomeno.
Per gran parte della storia dell’Homo sapiens si è osservata una forte discrepanza riproduttiva tra maschi e femmine. Studi genetici mostrano che storicamente si sono riprodotte molte più donne che uomini, in media circa 2 donne per ogni 1 uomo, con un picco 7–8 mila anni fa dove, in alcune popolazioni, la proporzione arrivava anche a 1 uomo ogni 15–17 donne, con una distribuzione fortemente asimmetrica delle opportunità maschili.
Questo è ciò che definisco capitalismo relazionale, ovvero uno schema poliginico dove pochi uomini concentrano gran parte del “capitale” riproduttivo in un libero mercato sessuale. È una distribuzione a forte concentrazione, molti uomini esclusi e pochi con accesso multiplo. La selezione sessuale qui è intensa, la competizione maschile interna è elevata, lo status e le risorse determinanti.
In epoca relativamente recente questo schema è stato arginato attraverso l’imposizione culturale della monogamia stabile. Norme religiose e sociali hanno vincolato le coppie nel tempo, ridistribuendo l’accesso riproduttivo maschile. Questo modello lo chiamo socialismo relazionale, meno concentrazione, meno competizione diretta e maggiore stabilità. La selezione sessuale si attenua, quella ambientale diventa più rilevante.
Oggi il socialismo relazionale è in decadenza. Divorzio, contraccezione, indipendenza economica femminile e dating online hanno riaperto un mercato molto più libero permettendo una maggior ripresa degli schemi ipergamici. Non siamo tornati alla poliginia formale, ma stiamo andando verso un sistema ibrido, monogamia di facciata e dinamiche di mercato competitive nella pratica. Questo terzo polo è meno stabile perché combina libertà individuale e forte concentrazione dell’attenzione su una minoranza maschile ad alto valore percepito, portando come risultato è una nuova asimmetria nella distribuzione delle opportunità, pur in un contesto nominalmente egualitario.