Esattamente, il Totocalcio aveva una struttura molto semplice ma spietata: metà montepremi ai 13 e metà ai 12. Il problema è che, a livello puramente combinatorio, il 12 era circa 26 volte più “facile” del 13, quindi nel lungo periodo finiva per pagare mediamente un ventiseiesimo. Matematicamente non faceva una piega.I 13 si spartivano metà monte premi. I 12 l'altra metà.
Solo che I 12 erano 26 volte più facili da fare.
Nel lungo hanno pagato in media un ventiseiesimo, sul breve il fatto che i risultati non fossero ugualmente probabili rimescolava le carte
Poi però entrava in gioco la parte umana del Totocalcio. Sul breve periodo i risultati non erano affatto equiprobabili: c’erano le partite scontate, le colonne tutte uguali, le X giocate a sentimento. Bastava un risultato fuori pronostico per far saltare il banco e ridurre drasticamente il numero dei 12, e lì il premio diventava improvvisamente molto più interessante.
Ed è proprio questa variabilità che lo rendeva affascinante: non era solo calcolo, ma lettura del campionato, intuizione, contesto. Non combattevi contro una quota che ti diceva già tutto, ma contro il comportamento degli altri giocatori e contro l’imprevedibilità del pallone.
Nel lungo periodo il Totocalcio era giusto (o crudele, dipende dai punti di vista