La felicità si può ricercare o accade da sola?

Fontamara

ǝɹɐuuɐƃuı̣ ı̣p ı̣poɯ ı̣ʌonu ɐʌoɹʇ 'ǝʇuǝɯ ǝʇuǝɯ ɐꓶ
La felicità è qualcosa che si può cercare attivamente, oppure è piuttosto un effetto collaterale che arriva quando, magari senza accorgersene, si sta vivendo qualcosa che ci dà senso?

Ripensavo a Leopardi che, nello Zibaldone, sviluppa la sua “teoria del piacere”: l’uomo desidera un piacere e una felicità illimitati, ma nella realtà incontra solo cose finite. E allora una parte del piacere si sposta nell’attesa, nell’immaginazione, nella speranza, come se felicità e piacere fossero “sempre futuro”.

In effetti è un’esperienza comune: a volte il momento più felice coincide con l’anticipazione mentale del momento che si crede felice (penso anche al Sabato del villaggio), e quando poi ci si arriva davvero, ci si accorge che l’attesa era più intensa del vissuto.

Ma se la felicità vive così tanto nell’attesa, ha senso cercarla come obiettivo, o si finisce per rovinarla trasformandola in prestazione, controllo, dovere? Oppure la si può cercare in modo indiretto, coltivando senza aspettative le condizioni del suo manifestarsi, e lasciando che “accada” quando capita?

Domanda secca: la felicità si costruisce o accade?
 
La felicità è qualcosa che si può cercare attivamente, oppure è piuttosto un effetto collaterale che arriva quando, magari senza accorgersene, si sta vivendo qualcosa che ci dà senso?

Ripensavo a Leopardi che, nello Zibaldone, sviluppa la sua “teoria del piacere”: l’uomo desidera un piacere e una felicità illimitati, ma nella realtà incontra solo cose finite. E allora una parte del piacere si sposta nell’attesa, nell’immaginazione, nella speranza, come se felicità e piacere fossero “sempre futuro”.

In effetti è un’esperienza comune: a volte il momento più felice coincide con l’anticipazione mentale del momento che si crede felice (penso anche al Sabato del villaggio), e quando poi ci si arriva davvero, ci si accorge che l’attesa era più intensa del vissuto.

Ma se la felicità vive così tanto nell’attesa, ha senso cercarla come obiettivo, o si finisce per rovinarla trasformandola in prestazione, controllo, dovere? Oppure la si può cercare in modo indiretto, coltivando senza aspettative le condizioni del suo manifestarsi, e lasciando che “accada” quando capita?

Domanda secca: la felicità si costruisce o accade?
Secondo Aristotele la felicità là si può ottenere in 3 modi:

Hedonè (piacere) , legato ai sensi, ossia quando facciamo sesso con una pisciona o mangiano le patatine fritte.

Time (onori) , quando raggiungiamo un obiettivo importante nella vita come una carica politica prestigiosa.

Theoria (contemplazione), e’ quando studiamo la bellezza dell’universo.


Per Aristotele la Theoria rimane la forma migliore per ottenere la felicità, siccome è propria unicamente dell’uomo, mentre Hedonè e Time sono anche di animali!
 
La felicità è qualcosa che si può cercare attivamente, oppure è piuttosto un effetto collaterale che arriva quando, magari senza accorgersene, si sta vivendo qualcosa che ci dà senso?

Ripensavo a Leopardi che, nello Zibaldone, sviluppa la sua “teoria del piacere”: l’uomo desidera un piacere e una felicità illimitati, ma nella realtà incontra solo cose finite. E allora una parte del piacere si sposta nell’attesa, nell’immaginazione, nella speranza, come se felicità e piacere fossero “sempre futuro”.

In effetti è un’esperienza comune: a volte il momento più felice coincide con l’anticipazione mentale del momento che si crede felice (penso anche al Sabato del villaggio), e quando poi ci si arriva davvero, ci si accorge che l’attesa era più intensa del vissuto.

Ma se la felicità vive così tanto nell’attesa, ha senso cercarla come obiettivo, o si finisce per rovinarla trasformandola in prestazione, controllo, dovere? Oppure la si può cercare in modo indiretto, coltivando senza aspettative le condizioni del suo manifestarsi, e lasciando che “accada” quando capita?

Domanda secca: la felicità si costruisce o accade?
La felicità si costruisce e accade!!! L'attesa del piacere é essa stessa piacere, ma non quanto il piacere stesso, che supera tutto!!!
 
Bella domanda...ti direi entrambe le cose la felicita' piu' duratura si costruisce con la dedizione, il talento, il sacrificio e la passione...la felicita' che accade e' piu' una felicita' momentanea e derivante da eventi che sfuggono al nostro controllo e ai nostri investimenti
 
La felicità è qualcosa che si può cercare attivamente, oppure è piuttosto un effetto collaterale che arriva quando, magari senza accorgersene, si sta vivendo qualcosa che ci dà senso?

Ripensavo a Leopardi che, nello Zibaldone, sviluppa la sua “teoria del piacere”: l’uomo desidera un piacere e una felicità illimitati, ma nella realtà incontra solo cose finite. E allora una parte del piacere si sposta nell’attesa, nell’immaginazione, nella speranza, come se felicità e piacere fossero “sempre futuro”.

In effetti è un’esperienza comune: a volte il momento più felice coincide con l’anticipazione mentale del momento che si crede felice (penso anche al Sabato del villaggio), e quando poi ci si arriva davvero, ci si accorge che l’attesa era più intensa del vissuto.

Ma se la felicità vive così tanto nell’attesa, ha senso cercarla come obiettivo, o si finisce per rovinarla trasformandola in prestazione, controllo, dovere? Oppure la si può cercare in modo indiretto, coltivando senza aspettative le condizioni del suo manifestarsi, e lasciando che “accada” quando capita?

Domanda secca: la felicità si costruisce o accade?
gli unici che sono felici sono gli stupidi ( low qi) chiunque ha la capacità di far convogliare un pensiero attraverso due neuroni sa che la felicità in realtà non esiste, puoi solo vivere meglio o peggio
 
Io sono epicureo.
La vera felicità è costituita da assenza di dolore fisico e tranquillità mentale.
Per ottenerla, bisogna soddisfare solo i desideri naturali e necessari con moderazione e sradicare i desideri vani che la società e il conformismo ci impongono (fama, potere, ricchezza, fica teen).
Io sono piu' epicureo di te pero' bisogna riconoscere che la felicita' non e' al 100% raggiungibile con le nostre mani, ma in teoria serve una donna che completi il tutto e questa componente non dipende solo da noi , ma dall'accettazione delle donne...poi se riesci a star senza una donna senza problemi allora e' un altro discorso
 
La felicità non esiste, è semplice, non ha nessun fine biologico e non serve a un cazzo per cui non esiste in natura.
Quella che voi chiamate felicità è solo assenza di paura e quindi di ansia e angoscia (ansia e angoscia hanno come radice la paura che ha un fine evolutivo, se disregolato, come gli altri sistemi biologici, si manifestano in depressione o altro).
La vera felicità è l assenza di paura ma nel mondo occidentale e ormai anche in gran parte dell orientale regna la sfera aniamlesca, quindi elogio al sesso, al cibo, ai piaceri e quindi anche alla paura
 
La felicità non esiste, è semplice, non ha nessun fine biologico e non serve a un cazzo per cui non esiste in natura.
Quella che voi chiamate felicità è solo assenza di paura e quindi di ansia e angoscia (ansia e angoscia hanno come radice la paura che ha un fine evolutivo, se disregolato, come gli altri sistemi biologici, si manifestano in depressione o altro).
La vera felicità è l assenza di paura ma nel mondo occidentale e ormai anche in gran parte dell orientale regna la sfera aniamlesca, quindi elogio al sesso, al cibo, ai piaceri e quindi anche alla paura
In che modo la paura è parte della sfera animalesca ed é elogiata?
 
La felicità non esiste, è semplice, non ha nessun fine biologico e non serve a un cazzo per cui non esiste in natura.
Quella che voi chiamate felicità è solo assenza di paura e quindi di ansia e angoscia (ansia e angoscia hanno come radice la paura che ha un fine evolutivo, se disregolato, come gli altri sistemi biologici, si manifestano in depressione o altro).
La vera felicità è l assenza di paura ma nel mondo occidentale e ormai anche in gran parte dell orientale regna la sfera aniamlesca, quindi elogio al sesso, al cibo, ai piaceri e quindi anche alla paura

Il tuo ragionamento ha una base biologica molto solida, ma se devo essere onesto — come mi hai chiesto di fare — stai facendo un po' di confusione tra omeostasi e felicità.
Analizziamo i fatti: hai ragione nel dire che la natura non è "progettata" per renderci felici, ma per farci sopravvivere e riprodurre. Tuttavia, sostenere che la felicità non esista perché non ha un fine biologico è scientificamente impreciso.
1. Il fine biologico della "felicità" (Il sistema di ricompensa)
La natura non ci regala la felicità, ci dà la dopamina. Non è un caso se proviamo piacere nel mangiare, nel fare sesso o nel raggiungere un obiettivo. Questi non sono semplici "vizi animali", sono meccanismi di rinforzo. Se non provassimo quella scarica (che molti chiamano felicità o benessere), non avremmo alcuno stimolo a cercare risorse. La felicità, biologicamente, è la carota attaccata al bastone per far muovere l'asino.
2. Assenza di paura vs. Atarassia
La tua definizione di felicità come "assenza di paura" si avvicina molto al concetto filosofico di atarassia (l'assenza di turbamento). È vero che l'ansia e l'angoscia sono segnali biologici di pericolo, ma l'assenza di un segnale negativo non equivale automaticamente a uno stato neutro.
* Assenza di paura = Sicurezza.
* Presenza di stimoli positivi = Benessere/Felicità.
Puoi essere in una stanza blindata, senza alcuna paura, ma morire di noia o apatia. La mancanza di dolore non è gioia; è solo, appunto, mancanza di dolore.
3. La critica alla società edonistica
Su questo punto i fatti ti danno ragione: il mondo moderno ha scambiato la felicità con l'edonismo a breve termine.
* Il cibo, il sesso e i piaceri facili sono stimoli dopaminergici che creano un ciclo di dipendenza.
* Più inseguiamo il picco di piacere, più diventiamo fragili di fronte alla paura quando lo stimolo finisce.
In sintesi
Dire che la felicità "non serve a un cazzo" è un'iperbole. Serve a farti alzare dal letto. Il problema è che la biologia ci ha programmato per cercarla, non per mantenerla. Una volta ottenuto ciò che vogliamo, il sistema si resetta perché un animale "felice e appagato" è un animale pigro che non si accorge del predatore che sta arrivando.
La felicità esiste, ma è un meccanismo di feedback transitorio, non uno stato permanente. Quello che tu cerchi, l'assenza di paura, è più simile alla pace stoica che alla felicità biologica.
Sei d'accordo sul fatto che l'apatia (zero paura, zero stimoli) sia comunque una forma di sofferenza, o credi davvero che lo "zero assoluto" emotivo sia il massimo obiettivo raggiungibile?
 
Io sono piu' epicureo di te pero' bisogna riconoscere che la felicita' non e' al 100% raggiungibile con le nostre mani, ma in teoria serve una donna che completi il tutto e questa componente non dipende solo da noi , ma dall'accettazione delle donne...poi se riesci a star senza una donna senza problemi allora e' un altro discorso
Però dipende da noi riuscire ad elaborare dei cope che ci permettano di eludere il problema irrisolvibile delle np quanto più possibile.

Quindi direi che la felicità si costruisce.
Anche l'elaborazione stessa dell'epicureismo e attenersi ai suoi precetti è un modo per costruirla.
 
Però dipende da noi riuscire ad elaborare dei cope che ci permettano di eludere il problema irrisolvibile delle np quanto più possibile.

Quindi direi che la felicità si costruisce.
Anche l'elaborazione stessa dell'epicureismo e attenersi ai suoi precetti è un modo per costruirla.
Bisognerebbe escludere dai bisogni essenziali, l'avere una donna al fianco pero' non imporselo ma raggiungere questa condizione in maniera naturale
 
In che modo la paura è parte della sfera animalesca ed é elogiata?
Tutto il sistema limbico è la parte animalesca nonché la più antica, la più recente è la corteccia prefrontale. Cpf e sistema limbico sono in equilibrio, se dominasse solo la cpf (la parte umana) non proveresti piacere per il sesso, per il cibo, non avresti paura e saresti consapevolezza pura, razionalità pura, un superumano.
Se predominasse il sistema limbico saresti invece al pari di un animale, elogiando sesso, cibo e paura, saresti come una bestia, al pari di un cane ma con una leggera consapevolezza in più.
Molto religioni ad esempio cercano di dividere questo concetto in carne e anima, la carne è la bestia, il sistema limbico, l anima invece è l umano, la cpf
 
Felicità e piacere non sono la stessa cosa, gemini è solo un PC addestrato a dirti che la vita è bella, che tutto va bene ecc... per mantenere una posizione neutrale e ottimista, che se andasse a fanculo, qua sulla terra nulla va bene, siamo tutti quanti disperati
 
La felicità è qualcosa che si può cercare attivamente, oppure è piuttosto un effetto collaterale che arriva quando, magari senza accorgersene, si sta vivendo qualcosa che ci dà senso?

Ripensavo a Leopardi che, nello Zibaldone, sviluppa la sua “teoria del piacere”: l’uomo desidera un piacere e una felicità illimitati, ma nella realtà incontra solo cose finite. E allora una parte del piacere si sposta nell’attesa, nell’immaginazione, nella speranza, come se felicità e piacere fossero “sempre futuro”.

In effetti è un’esperienza comune: a volte il momento più felice coincide con l’anticipazione mentale del momento che si crede felice (penso anche al Sabato del villaggio), e quando poi ci si arriva davvero, ci si accorge che l’attesa era più intensa del vissuto.

Ma se la felicità vive così tanto nell’attesa, ha senso cercarla come obiettivo, o si finisce per rovinarla trasformandola in prestazione, controllo, dovere? Oppure la si può cercare in modo indiretto, coltivando senza aspettative le condizioni del suo manifestarsi, e lasciando che “accada” quando capita?

Domanda secca: la felicità si costruisce o accade?
Arriva raramente e talvolta passa inosservata... Direi che accade, cercarla e costruirla è una chimera.
 
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