Lo squalificato
Ancora imparo🔁
Penso la felicità sia la stessa cosa del dolore: serve conoscere e sperimentare profondamente il proprio dolore per conoscere appieno la felicità pura (lo stesso con rabbia o calma, paura o coraggio).
Fa parte di una natura duale, ma è sempre la stessa energia.
Non penso tuttavia si possa parlare di obbiettivo, gli obbiettivi sono illusioni, poiché vi è solo costante crescita e cambiamento in ogni cosa, non esiste un'effettiva "completezza" in qualsiasi cosa si possa fare (almeno in questo mondo), che sia un'arte, una passione, un lavoro...
Penso stia più nell'assaporare il processo.
Ciò che è finito appartiene alla morte, e quest'ultima è il reale "obbiettivo" esistente e possibile, non ne esiste nessun'altro.
Credo vi sia anche qualcosa che superi la natura duale delle emozioni, uno stato interiore che possa andare oltre esso.
E sono convinto vi sia sempre scelta di essere felici e lo dico per quanto dolore prova costantemente: anche perché se fosse tutto determinato, allora sarebbe un'esistenza che autorisolve tecnicamente, rispondere con nichilismo/cinismo non avrebbe logicamente senso per me, poiché se nulla dipende da me, perché dovrei rimanerci male? Lo vivrei appieno e non mi preoccuperei di fare nulla, tanto è già stato deciso per me, non ho alcuna responsabilità da avere.
O almeno questo è quello che ho osservato in parte.
Del resto poi non ne ho idea, ho ancora una comprensione vaga: forse in futuro, potrò dare una risposta più completa, di molte cose.
Cerco di trovarvi risposte sperimentando in prima persona e non avvalermi solo di teorie mentali o filosofie o altre idee altrui che leggo.
E semmai non trovassi risposta, morirò almeno avendoci provato.
La vedo così.
Fa parte di una natura duale, ma è sempre la stessa energia.
Non penso tuttavia si possa parlare di obbiettivo, gli obbiettivi sono illusioni, poiché vi è solo costante crescita e cambiamento in ogni cosa, non esiste un'effettiva "completezza" in qualsiasi cosa si possa fare (almeno in questo mondo), che sia un'arte, una passione, un lavoro...
Penso stia più nell'assaporare il processo.
Ciò che è finito appartiene alla morte, e quest'ultima è il reale "obbiettivo" esistente e possibile, non ne esiste nessun'altro.
Credo vi sia anche qualcosa che superi la natura duale delle emozioni, uno stato interiore che possa andare oltre esso.
E sono convinto vi sia sempre scelta di essere felici e lo dico per quanto dolore prova costantemente: anche perché se fosse tutto determinato, allora sarebbe un'esistenza che autorisolve tecnicamente, rispondere con nichilismo/cinismo non avrebbe logicamente senso per me, poiché se nulla dipende da me, perché dovrei rimanerci male? Lo vivrei appieno e non mi preoccuperei di fare nulla, tanto è già stato deciso per me, non ho alcuna responsabilità da avere.
O almeno questo è quello che ho osservato in parte.
Del resto poi non ne ho idea, ho ancora una comprensione vaga: forse in futuro, potrò dare una risposta più completa, di molte cose.
Cerco di trovarvi risposte sperimentando in prima persona e non avvalermi solo di teorie mentali o filosofie o altre idee altrui che leggo.
E semmai non trovassi risposta, morirò almeno avendoci provato.
La vedo così.