La felicità si può ricercare o accade da sola?

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Sarei più incline a dire che la felicità accade. Anche perché non è detto che, arrivando alla situazione finale che credevamo ci avrebbe portato felicità, essa instauri davvero lo stesso sentimento che immaginavamo... perché nel frattempo saremo mutati noi, così come forse, sarà mutata anche la nostra concezione di felicità, che comunque dipende da molte variabili che in quel momento potrebbero manifestarsi. Si possono certamente costruire le condizioni ma la felicità non è garantita.

Allo stesso tempo è anche difficile essere consapevoli di vivere un momento di felicità mentre lo si vive, al massimo possiamo essere consci di un momento di serenità, ma non di felicità. Mi capita a volte di pensare a momenti che oggi mi fanno sorridere e mi rendono felice, ma che, nel momento in cui li vissi, mi erano sembrati tutt’altro. Credo che più che risiedere nel futuro, la felicità accada nel presente, ma venga riconosciuta come tale solo dalla memoria. Perciò è piuttosto difficile “monitorare” la felicità, soprattutto se, per riconoscerla è necessario distanziarsi dall’esperienza che si sta vivendo, rischiando così di perderla.
 
Sarei più incline a dire che la felicità accade. Anche perché non è detto che, arrivando alla situazione finale che credevamo ci avrebbe portato felicità, essa instauri davvero lo stesso sentimento che immaginavamo... perché nel frattempo saremo mutati noi, così come forse, sarà mutata anche la nostra concezione di felicità, che comunque dipende da molte variabili che in quel momento potrebbero manifestarsi. Si possono certamente costruire le condizioni ma la felicità non è garantita.

Allo stesso tempo è anche difficile essere consapevoli di vivere un momento di felicità mentre lo si vive, al massimo possiamo essere consci di un momento di serenità, ma non di felicità. Mi capita a volte di pensare a momenti che oggi mi fanno sorridere e mi rendono felice, ma che, nel momento in cui li vissi, mi erano sembrati tutt’altro. Credo che più che risiedere nel futuro, la felicità accada nel presente, ma venga riconosciuta come tale solo dalla memoria. Perciò è piuttosto difficile “monitorare” la felicità, soprattutto se, per riconoscerla è necessario distanziarsi dall’esperienza che si sta vivendo, rischiando così di perderla.
secondo me abbiamo solo l'illusione della felicità, ci facciamo aspettative che poi non creano l'emozione aspettata. Quindi alla fine tutto diventa deludente e noioso.
 
secondo me abbiamo solo l'illusione della felicità, ci facciamo aspettative che poi non creano l'emozione aspettata. Quindi alla fine tutto diventa deludente e noioso.
È una tua visione… abbastanza pessimista, per quel che mi riguarda, anche perché non credo che tu non abbia vissuto momenti felici. In generale, credo che convenga vivere meno di aspettative e godersi, "vivere", di più le esperienze che capitano.
 
viviamo tutti in una simulazione, la vera felicità ci sarà quando vedremo le radici dei fiori dal basso ed usciremo fuori dalla simulazione per poi passare ad un sub-strato successivo

(si, ultimamente mi sto infognando con ste robe dato che mi accadono avvenimenti in stile Matrix e quindi boh)
 
Sarei più incline a dire che la felicità accade. Anche perché non è detto che, arrivando alla situazione finale che credevamo ci avrebbe portato felicità, essa instauri davvero lo stesso sentimento che immaginavamo... perché nel frattempo saremo mutati noi, così come forse, sarà mutata anche la nostra concezione di felicità, che comunque dipende da molte variabili che in quel momento potrebbero manifestarsi. Si possono certamente costruire le condizioni ma la felicità non è garantita.

Allo stesso tempo è anche difficile essere consapevoli di vivere un momento di felicità mentre lo si vive, al massimo possiamo essere consci di un momento di serenità, ma non di felicità. Mi capita a volte di pensare a momenti che oggi mi fanno sorridere e mi rendono felice, ma che, nel momento in cui li vissi, mi erano sembrati tutt’altro. Credo che più che risiedere nel futuro, la felicità accada nel presente, ma venga riconosciuta come tale solo dalla memoria. Perciò è piuttosto difficile “monitorare” la felicità, soprattutto se, per riconoscerla è necessario distanziarsi dall’esperienza che si sta vivendo, rischiando così di perderla.
Belle riflessioni sull'asincronia tra la felicità e la sua percezione, credo capiti a tanti in vari momenti della vita.
Però alla fine anche il tuo pensiero ha una vena di negativismo essendo parecchio fatalista, sembra che siamo un po' inermi di fronte agli eventi.

Ma soprattutto fa dipendere la felicità dalla sua "sedimentazione" il che, iperbolizzando, implica che non puoi mai essere davvero felice.
 
Belle riflessioni sull'asincronia tra la felicità e la sua percezione, credo capiti a tanti in vari momenti della vita.
Però alla fine anche il tuo pensiero ha una vena di negativismo essendo parecchio fatalista, sembra che siamo un po' inermi di fronte agli eventi.
Non penso che la mia visione sia pessimista o totalmente fatalista: riconosco che vi sia una maggiore possibilità di essere felici facendo esperienze varie piuttosto che rimanere chiusi in casa, e questo dipende in gran parte da noi, anche se non vi è mai una certezza assoluta che gli eventi si svolgano come desideriamo o con la frequenza che vorremmo…
Ma soprattutto fa dipendere la felicità dalla sua "sedimentazione" il che, iperbolizzando, implica che non puoi mai essere davvero felice.
A grandi linee diciamo sì 😅
Penso che quando si vive un momento particolarmente intenso, la consapevolezza richieda comunque un minimo di distanza. Un esempio può essere un bacio con la persona che ci piace: sul momento siamo travolti da pensieri, emozioni, desideri, insicurezze… solo dopo, magari la sera stessa, ci rendiamo davvero conto di ciò che abbiamo vissuto. Ma questo può essere esteso anche a una serata con gli amici, in cui siamo più impegnati a scherzare ed essere spensierati che a chiederci se siamo felici sul momento.
 
Secondo molte statistiche e sondaggi la felicità maggiore si raggiunge quando si hanno buone relazioni umane, ossia detto sinteticamente per un uomo adulto equivale avere una relazione con una donna e tutto quello che ne viene dopo come i figli. Certo che però non si può essere sempre felici, credo che nessuno essere umano sia stato sempre felice tuttavia nella vita a una certa età bisogna tirare le somme e se non si ha mai assaporato una qualche relazione purtroppo non puoi dire di essere mai stato felice.
 
Ho un'idiosincrasia totale verso le situazioni tipo TED ed i monologhi da La7 dove c'è il tizio/la tizia sul palco e la folla di creduloni seduti ad ascoltare o le ospitate finto intellettuali alla "che tempo che fa". Così come verso quelli che fanno gli articoli giornalistici (o su canali youtube) e intitolano "questa cosa non funziona, vi spiego perché / 'sta cosa va così, ve la spiego io"
 
La felicità non esiste, é un concetto astratto
L’essere umano é costantemente alla ricerca della felicità (continua ricerca che rende insoddisfatti) ma in realtà sono solo attimi di spensieratezza o di tranquillità che nella maggior parte delle volte capiamo solo dopo averli vissuti
Ma in realtà l’uomo non è fatto per essere “felice” in modo duraturo, é una costruzione mentale per non cedere alla sofferenza
Le persone più superficiali inoltre sono quelle che sembrano più spensierate perché letteralmente ignorano i problemi o hanno qualcuno che ci pensa al loro posto
 
Non penso che la mia visione sia pessimista o totalmente fatalista: riconosco che vi sia una maggiore possibilità di essere felici facendo esperienze varie piuttosto che rimanere chiusi in casa, e questo dipende in gran parte da noi, anche se non vi è mai una certezza assoluta che gli eventi si svolgano come desideriamo o con la frequenza che vorremmo…
Eh, però se uno vuole tutto perfetto allora non si va mai avanti, hanno ragione a dire che sei pretenziosa!!! ;)
In ogni caso non dicevo per forza esperienze come scalare il K2 ahah, possono essere tante piccole cose, può essere avere un gatto, far crescere delle piantine, iniziare un corso di yoga boh, ognuno ha il suo ma non per forza devono essere megaprogetti o trovare l'ammmore della vita

A grandi linee diciamo sì 😅
Penso che quando si vive un momento particolarmente intenso, la consapevolezza richieda comunque un minimo di distanza. Un esempio può essere un bacio con la persona che ci piace: sul momento siamo travolti da pensieri, emozioni, desideri, insicurezze… solo dopo, magari la sera stessa, ci rendiamo davvero conto di ciò che abbiamo vissuto. Ma questo può essere esteso anche a una serata con gli amici, in cui siamo più impegnati a scherzare ed essere spensierati che a chiederci se siamo felici sul momento.
Ci sta, le emozioni distraggono.
Attenta a non baciare mai un amico a una serata mentre stai scherzando altrimenti finisci che rimugini per 2 mesi per capire cosa è successo👀
 
Eh, però se uno vuole tutto perfetto allora non si va mai avanti, hanno ragione a dire che sei pretenziosa!!! ;)
In ogni caso non dicevo per forza esperienze come scalare il K2 ahah, possono essere tante piccole cose, può essere avere un gatto, far crescere delle piantine, iniziare un corso di yoga boh, ognuno ha il suo ma non per forza devono essere megaprogetti o trovare l'ammmore della vita
Ti stai creando una condizione di benessere e serenità in questo caso... però forse ognuno ha la sua concezione di felicità...
Ci sta, le emozioni distraggono.
Attenta a non baciare mai un amico a una serata mentre stai scherzando altrimenti finisci che rimugini per 2 mesi per capire cosa è successo👀
IO ad una serata? tranquillo condizione impossibile
 
Penso la felicità sia la stessa cosa del dolore: serve conoscere e sperimentare profondamente il proprio dolore per conoscere appieno la felicità pura (lo stesso con rabbia o calma, paura o coraggio).
Fa parte di una natura duale, ma è sempre la stessa energia.

Non penso tuttavia si possa parlare di obbiettivo, gli obbiettivi sono illusioni, poiché vi è solo costante crescita e cambiamento in ogni cosa, non esiste un'effettiva "completezza" in qualsiasi cosa si possa fare (almeno in questo mondo), che sia un'arte, una passione, un lavoro...
Penso stia più nell'assaporare il processo.
Ciò che è finito appartiene alla morte, e quest'ultima è il reale "obbiettivo" esistente e possibile, non ne esiste nessun'altro.

Credo vi sia anche qualcosa che superi la natura duale delle emozioni, uno stato interiore che possa andare oltre esso.

E sono convinto vi sia sempre scelta di essere felici e lo dico per quanto dolore prova costantemente: anche perché se fosse tutto determinato, allora sarebbe un'esistenza che autorisolve tecnicamente, rispondere con nichilismo/cinismo non avrebbe logicamente senso per me, poiché se nulla dipende da me, perché dovrei rimanerci male? Lo vivrei appieno e non mi preoccuperei di fare nulla, tanto è già stato deciso per me, non ho alcuna responsabilità da avere.


O almeno questo è quello che ho osservato in parte.
Del resto poi non ne ho idea, ho ancora una comprensione vaga: forse in futuro, potrò dare una risposta più completa, di molte cose.

Cerco di trovarvi risposte sperimentando in prima persona e non avvalermi solo di teorie mentali o filosofie o altre idee altrui che leggo.
E semmai non trovassi risposta, morirò almeno avendoci provato.

La vedo così.
 
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