Secondo le femministe, il genere maschile sarebbe stato quello privilegiato perché storicamente ha avuto accesso al mondo del lavoro.
Scusate, ma da quando il dover lavorare è sinonimo di privilegio? Da che mondo è mondo, il lavoro è un contributo e un impegno che la società richiede all’individuo affinché partecipi alla vita collettiva. Il fatto di essere obbligati a lavorare per mantenersi non costituisce, di per sé, un privilegio, tutto il contrario, ed è paradossale trasformare l’accesso a questo sistema in un “privilegio” senza considerare anche il peso degli obblighi e delle responsabilità che esso comporta.
L’idea del lavoro come valore intrinsecamente nobile, quasi un fine in sé, è stata rafforzata dalla modernità capitalistica —che guardacaso è la stessa che finanzia il femminismo e le sue retoriche— e da coloro che traggono dei vantaggi nell'avere degli schiavi.
Se proprio vogliamo parlare di privilegi reali, il vero vantaggio semmai è quello di poter vivere senza dover lavorare, cosa che era (e lo è tutt'oggi) concessa solo alle donne. Per le dinamiche sessuali di cui abbiamo ampiamente discusso, una femmina mediamente decente troverà sempre un uomo che se l'accolli, mentre il contrario è semplicemente impensabile.