HA PIÙ SENSO PARLARE DI ONDATE DI CALDO?
Oggi vorrei invitarvi a una riflessione sullo stato del tempo che stiamo vivendo in questi giorni, alla luce delle temperature eccezionali che giungono e che continueranno ad arrivare dalla vicina Francia e del significato statistico che questi valori termici hanno per la climatologia. Credo infatti che, come sta diventando ormai obsoleta la media climatologica di riferimento per effettuare il confronto con il dato misurato, anche alcune espressioni che vengono usate per descrivere una condizione meteorologica inizino a non essere più rappresentative di questa condizione.
Il concetto di onda evoca, in tutti i contesti, un fenomeno in transito. Basta per esempio pensare alle onde del mare nel momento in cui la superficie viene perturbata dal passaggio di un motoscafo: la perturbazione si genera, passa, se ne va e la superficie marina torna piatta. In ambito atmosferico, un’ondata di caldo è l’espressione per descrivere il passaggio di condizioni atmosferiche caratterizzate da elevate temperature: se consideriamo la definizione dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale, un'ondata di calore si ha quando si verificano almeno 6 giorni consecutivi in cui la temperatura massima è superiore al 90° percentile di quel determinato giorno rispetto al periodo climatologico di riferimento.
Ma se il superamento va oltre il 100° percentile su un territorio molto vasto e l'andare oltre questa soglia massima si rincorre giorno dopo giorno, diventa difficile pensare di essere di fronte alla dinamica di una classica onda di calore in cui ci sta che qualche record possa essere battuto di appena qualche decimo di grado. Il fenomeno che ci sforziamo di catalogare usando la climatologia di riferimento che abbiamo a disposizione – di solito è l’ultimo trentennio 1991-2020 che già porta con sé un deciso riscaldamento rispetto al precedente – è lì a dimostrare di essere un perfetto alieno rispetto a quel clima. È lì a dimostrare che con quel clima non c’entra proprio nulla e che, volenti o nolenti, appartiene a un altro pianeta… climatico. A tal proposito, qualche giorno fa parlavamo proprio di terre inesplorate.
Ecco, c’è qualcosa che manca quando descriviamo eventi del genere come semplici «ondate di caldo» perché il metodo non rende appieno l'eccezionalità del fenomeno: non parliamo infatti di record relativi o assoluti battuti puntualmente di qualche decimo di grado, ma di veri e propri salti termici diffusi e perpetrati, di fronte ai quali la statistica può solo alzare bandiera bianca.
